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mercoledì 9 marzo 2022

La Storia di Adam Weishaupt: Fondatore degli ILLUMINATI di BAVIERA

 


Rimaniamo ancora in ambito società segrete, lo facciamo raccontando la storia di Adam Weishaupt: Il Fondatore degli ILLUMINATI di BAVIERA. 

 Adam Weishaupt nasce a Ingolstadt, una citta della Baviera, il 6 febbraio 1748, discendente da una famiglia ebrea che si converte alla religione cattolica. A cinque anni muore il padre George Weishaupt, Adam viene  adottato dal padrino Johann Adam Icksatt, personaggio influente e rettore dell'Università di Ingolstad.

Il padrino si curò della sua istruzione, facendolo studiare presso il collegio dei Gesuiti di Ingolstadt. Conclusi gli studi diventa professore di diritto canonico. 

Benché professore di diritto canonico, Weishaupt era un convinto ateo e materialista. Dapprima si avvicinò alla Massoneria, movimento che si stava diffondendo in tutto il vecchio continente. Oltre ad avvicinarsi alla Massonieria, Weishaupt fondò l’Ordine dei Perfettibilisti, (primi Illuminati), una società segreta dalla quale si potevano trovare principi esoterici dei Rosacroce.

Il primo maggio 1777 nello studio di Weishaupt con altri cinque membri ebbe luogo la cerimonia di iniziazione dell'associazione. Ognuno doveva scegliere un nome preso dell'antichità classica, Weishaupt scelse per sé quello di Spartaco.

Per poter essere accettati nella società segreta, gli aspiranti adepti dovevano avere delle conoscenze tra i membri e appartenere a una elevata classe sociale e livello economico.

Nell'Ordine vigevano tre gradi: illuminato, minervale e minervale illuminato e novizio. La parola minervale si rifaceva a Minerva, la dea della sapienza greco -romana. Il fine degli Illuminati era quello di di diffondere la cultura dell'Illuminismo.

Nel 1782 l'Ordine contava già 600 membri, tra questi vi erano personalità di rilievo come il barone Meyer Amschel de Rothschild, artefice di ingenti finanziamenti. Scrittori del calibro di Goethe, letterati come Johann Gottfried Herder; ma anche medici, avvocati, giuristi e farmacisti. Nel 1784, verso la fine gli Illuminati affermarono di contare ben 2000 affiliati in tutta la Germania, compresa ovviamente la Baviera!

Nome di spicco dell'associazione fu il barone Adolf von Knigge, teologo e protestante, nonché ex massone appartenente a una famiglia della bassa nobiltà. Nel 1782 von Knigge propose un piano dove escludeva: monaci, donne ed ebrei. La società fu strutturata secondo modello della Massoneria con 13 livelli, arrivando in cima alla piramide in qualità di ''mago filosofo'' e ''uomo re''.

Weishaupt concepiva una società futura e l'umanità a livello globale, come una medesima famiglia. Un mondo abitato solo da uomini avente raziocinio e buon senso. Gli stati per Weishaupt non avrebbero avuto più senso di esistere, ne tantomeno i governi e le religioni.

Nel 1783, ecco apparire i primi dissensi tra Knigge e Weishaupt. Il barone non sopportava più la bramosia di potere di Weishaupt. Knigge accusò Weishaupt di essere un gesuita camuffato. Knigge abbandonò la società poco prima che iniziassero le persecuzioni. Non solo l’avvocato Joseph Utzschneider, ex membro degli Illuminati di Baviera e segretario, consegnò dei documenti segreti alla duchessa Maria Anna, accusando gli Illuminati di cospirare contro la monarchia austriaca, che voleva estendere i suoi possedimenti fino alla Baviera.

Venuto a conoscenze del presunto complotto, il principe Carlo Teodoro emana un editto proibendo ogni società confraternita segreta, e decreta lo scioglimento degli Illuminati e delle logge massoniche in Baviera. Malgrado questo atto, molti continuarono clandestinamente le loro riunioni, accusando gli illuminati di attività sovversive.

A seguito una serie di arresti, Weishaupt scappò Ratisbona, città in cui i cattolici non avevano diritti civili, considerata un'oasi di libertà religiosa, tolleranza e scienza. Nel frattempo la polizia trovò nella casa di Franz Xavier von Zwack, braccio destro di Weishaupt, delle istruzioni al suicidio per gli adepti e per non confessare. Inoltre sostanze tossiche: l’acqua tofana, un veleno che veniva ricavato dal grasso di maiali nutriti con dell'arsenico

Weishaupt trovò asilo a Gotha grazie al duca Ernesto II di Sassonia-Gotha-Altenburg, il quale gli concesse la pensione di consigliere di corte. Qui scrisse una serie di opere esplicative sull'Ordine, varie apologie degli Illuminati, con la speranza di rivitalizzare la società. I superstiti dell'Ordine scapparono negli Usa, ideando nuove società segrete, eredi della setta bavarese.

Weishaupt morì dopo una lunga malattia il 18 novembre 1830 alle 17:30. Fu sepolto tre giorni dopo nel Cimitero di Gotha, accanto al figlio Wilhelm, che morì giovane.


martedì 1 marzo 2022

La STORIA del CONTE di CAGLIOSTRO

 A 227 anni dalla sua morte. la storia del Conte di Cagliostro continua ad affascinare tantissime persone. Su di lui sono uscite svariate biografie, tra le quali quella pubblicata nel 1973 da Roberto Gervaso, Cagliostro, ma anche quella di A. Lattanzi, Bibliografia della Massoneria italiana e di Cagliostro, che ti consiglio di procurarti perché spiegate davvero bene, (link in descrizione).

Cagliostro è accostato storicamente a Franco Balsamo, ma alcuni ricercatori asseriscono che vi è una chiara distinzione con il Conte Alessandro Cagliostro. Quel che è certo che Alessandro nacque a Palermo il 2 giugno del 1743, ed ebbe un epilogo tragico il 26 agosto del 1795.

La sua vita è stata un turbine di avventura e conoscenza: mago, esoterista, alchimista, a volte anche imbroglione, avventuriero e addirittura guaritore e veggente. Siamo di fronte a uno dei personaggi più incredibili degli ultimi 225 anni.

Giuseppe Balsamo nacque il 2 giugno 1743, in uno dei quartieri più appariscenti e poveri di Palermo, al tempo si chiamava via della Perciata ora dell'Alberghiera. Il padre era un mercante di stoffe. Sei giorni dopo viene battezzato presso la cattedrale di Palermo, con una sfilza interminabile di nomi: Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo. La madrina è Vincenza Cagliostro consorte del prozio, Giuseppe Cagliostro, un uomo potente della Palermo di quei tempi, nonché discendente dai Bracconieri di Piscopo e di Castroreale.

Il padre di Giuseppe, infatti apparteneva a una rispettabile famiglia di Palermo, imparentata con quelli di Balsamo da Messina, per tradizione fedeli all'Ordine dei Cavalieri di Malta; una famiglia quella di Giuseppe caduta però in rovina. Come se non bastasse, lo stesso padre muore quasi subito dopo la sua nascita.

Con altri due fratelli da accudire, la madre decide di mandarlo da una parente sposata con un farmacista. Vi è però anche un'altra versione, nella quale Giuseppe viene accolto in un orfanotrofio di San Rocco, dove compì i suoi primi studi, sotto l'educazione dei padri Scolopi. Da questo collegio il bambino fugge svariate volte.

Per forgiare la sua indole da ribelle, nel 1756 viene mandato al convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone. Da subito Giuseppe inizia a interessarsi di erbe medicinali, infusi, imparando le prime nozioni di botanica e rudimenti della stessa medicina.

Ma la sua natura irrequieta lo porta a essere allontanato anche da questo collegio. La madre, pur di non lasciarlo in mezzo a una strada lo introduce in una bottega di un pittore. Giuseppe trova l'ispirazione imparando l'arte di ricopiare, iniziando a vivere di imbrogli e truffe ai danni delle persone.

Purtroppo dopo l'ennesima truffa viene allontanato da Palermo: un orafo, un certo Vicenzo Marano plagiato da Balsamo, crede che con la magia avrebbe potuto trovare dei tesori nascosti  lasciati dagli arabi. Il malcapitato viene condotto in antro buio, ad attenderlo ci sono delle persone mascherate da demoni. Alcuni lo picchiano e gli rubano dei soldi e dei suoi beni.

Traferitosi a Messina, trova guida e protezione dal suo prozio Giuseppe Cagliostro, che lo introduce nel mondo esoterico. Sempre a Messina conosce un certo Altotas, che Cagliostro nel suo Memoriale del 1786, lo indicò come il suo Primo Maestro. Con Altotas viaggia in Egitto, a Rodi e a Malta,  introducendolo anche nell'Ordine deiCavalieri di Malta.

Nel 1766 grazie all'istruzione che gli viene data dal Gran Maestro Manuel Pinto de Fonseca, Balsamo impara nuove conoscenze sull'alchimia e contemplazione filosofica. Dopo due anni di studio ottiene l'ammissione all'Ordine dei Cavalieri di Malta, come da prassi gli impone di cambiare nome, e iniziare nuova vita.

Decide di adottare il titolo di Conte Alessandro Cagliostro, nome scelto in onore dello zio. L'Ordine gli conferisce il triplice cavalierato: templare, maltese e rosacrociano. Non potendo fare rientro a Palermo, si trasferisce a Roma in quartiere malfamato, qui conosce la sua futura moglie Lorenza Feliciani, molto più giovane di lui. Ha 15 anni ed è molto bella: occhi azzurri e capelli biondi. Non è istruita, anzi non sa ne leggere e scrivere.

Il 20 aprile 1768 si sposano presso la chiesa di San Salvatore in Campo, benché Lorenza è ignorante è però molto scaltra con gli uomini, e grazie all'approvazione del marito si corica nei letti di ricchi personaggi, tra cui quello del marchese Fontanar, con il quale si trasferiscono nel suo palazzo di Madrid. Nello stesso anno a Roma Balsamo viene arrestato per rissa nella Locanda del Sole, in piazza del Pantheon, ma rilasciato dopo tre giorni, grazie al benestare del cardinale Orsini.

Nella capitale Balsamo si mantiene falsificando documenti e sigilli, e alcune onorificenze militari, come il titolo di Colonello del Re di Prussia. Denunciato lui e il suocero scappano fino a Bergamo, continuando l'attività di truffatori. Arrestati, poi rilasciati si trasferiscono ad Axi-en- Provence, in Francia. Balsamo conoscerà lo stesso Giacomo Casanova, che lo definisce ''un genio fannullone''.

Truffato questa volta lui stesso da un sedicente Marchese di Alliata, al quale Balsamo aveva concesso di coricarsi con la moglie, è costretto a partire senza soldi, girovagando anche fuori dall'Italia. Balsamo e la moglie decidono di trasferirsi a Londra. Qui Balsamo prova a vivere onestamente disegnando pergamene. Non riuscendo a sbarcare il lunario organizza l'ennesima truffa che con la complicità di un siciliano di nome Vivona, sorprende la moglie a letto con un ingenuo quacchero.

Fingendosi sconvolto, per non denunciare il fatto pretende una ingente somma di denaro, raggirato però dall'altro complice, cade ancor più in rovina, non riuscendo a pagare tutti i debiti contratti, venendo arrestato. Grazie al ricco sir Edward Hales, per intercessione di letto assieme alla moglie di Balsamo, viene scarcerato e assunto dallo stesso nobile come affrescatore. Viene cacciato visto i disastri.

Seguiranno varie fughe in altri stati europei: nel 1772 in Francia è particolarmente importante l'incontro con l'avvocato francese Duplessis- amministratore dei beni della marchesa de Prie. Anche questa volta Cagliostro organizza l'incontro tra la moglie e il ricco personaggio, con il fine di incastrare quest'ultimo. Solo che in questa circostanza, la moglie Lorenza si è davvero infatuata di  Duplessis. Rompe con Balsamo, lui la denuncia per abbandono del tetto coniugale. La donna è costretta a passare quattro mesi nelle carceri parigine. Pur di uscire ritira la denuncia.

Da questo momento Giuseppe Balsamo adotterà per sempre il titolo e nome di conte Alessandro Cagliostro. Il 12 aprile 1777, per lui è una data importante, fu introdotto nella Massoneria nella loggia francofona L'Espérance. Nello stesso anno diventa il fondatore di una seta di rito egiziano: il fine era quello tramite delle pratiche di meditazione di rigenerare l'anima e il corpo.

Tra gli ambienti esoterici gli vengono riconosciuti dei poteri straordinari di magia e poteri predittivi, riuscendo a indovinare l'uscita di alcuni numeri della Lotteria inglese. La casa di Cagliostro viene presa d'assalto da persone che vogliono una previsione del Grande Mago. In questo marasma generale ci sono anche due finti coniugi: William Scott e Mary Fray.

Dopo alcuni vincite andate in porto, pretendono sempre di più dal mago, all'ennesimo rifiuto di Cagliostro, i due organizzano un tranello: regalano a Lorenza un cofanetto con dentro dei diamanti, ma poi denunciano i coniugi Balsamo, come possessori illegali dei gioielli.

Balsamo viene assolto a fine processo, ma la sua persona ormai è stata infamata. Non sopportando questo genere di umiliazione, grazie a essere entrato nella Massoneria, questa, volta per stregoneria e magia, lancia una maledizione ai coniugi e al giudice che lo aveva condannato a un mese di carcere. Maledizione che porterà alla morte di questi ultimi.

Ormai all'apice della sua fama, si trova immischiato nella vicenda dello Scandalo della Collana, ai danni del cardinale Rohan e di Maria Antonietta. Per attenuare le sue colpe, la contessa De la Motte accusa Cagliostro come ideatore della truffa.

Ormai la vita di Cagliostro sta svolgendo al suo epilogo: costretto a lasciare Parigi, torna in Italia a Trento facendo la conoscenza del principe - vescovo Pietro Vigilio Thunee. ll mago dichiara di essere pronto a tornare a Roma, purché munito di salvacondotto. A Roma alloggia inizialmente in una locando in Piazza di Spagna, e poi presso i parenti della moglie in Campo dei Fiori.

Una sera avvicinato con l'inganno da due spie del Vaticano, Cagliostro ignaro li introduce nella loggia della Massoneria e iniziandoli al rito. Soddisfatti per quello che avevano visto, denunciano il fatto al Santo Uffizio. Denuncia che avverrà dalla stessa moglie di Balsamo.

La sera del 27 dicembre 1790 Cagliostro viene condotto presso la fortezza d Castel Sant'Angelo, ci rimane per 5 mesi, nei quali verrà sottoposto a estenuanti interrogatori. Balsamo si sente sconfitto e umiliato nell'animo e come persona.

È accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e negromanzia. Stanco e costretto a tutte le torture subite, il mago con il capo coperto ammette dei suoi misfatti e pronuncia l'abiura d'eretico. Il pontefice Pio VI gli commuta la pena capitale in ergastolo. Costretto a percorrere alla mercé del popolo una strada a piedi nudi e con un saio indosso.

Da Castel Sant'Angelo viene deportato alla carceri di San Leo, luogo dove troverà la sua morte. Calato attraverso una botola dal soffitto nella cella del Pozzetto, costretto a vivere gli ultimi anni della sua vita in una cella larga 3x3. 

Nel 1793 scrive al Papa di aver avuto delle visioni che gli fanno pensare di essere diventato una santo - martire. Due anni dopo, il 26 agosto 1795, ecco giungere la morte. Il corpo del conte di Cagliostro viene ritrovato dalle guardie e dal cappellano semiparalizzato nel suo tavolaccio.

Come si usava per tutti gli eretici, anche Cagliostro fu sepolto senza cassa e con un sasso sopra la testa.

  




venerdì 26 novembre 2021

La Tragica morte della Principessa Mafalda

 


 Come avete potuto appurare dal titolo non è una biografia vera e propria, ma il focus è quello di raccontare della tragica morte della Principessa Mafalda nella Seconda Guerra Mondiale, morte avvenuta presso un campo di concentramento.

Mafalda nasce nel 1902 e la secondogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro. Durante il primo conflitto mondiale segue spesso la mamma a fare visita negli ospedali i soldati italiani feriti. Nel 1925 sposa il principe tedesco Filippo, langravio d'Assia-Kassel, figlio di Federico Carlo d'Assia-Kassel, che fu per pochi mesi del 1918 re di Finlandia e Carelia.

Proprio in quel periodo incombeva l'ascesa del fascismo visto da Mafalda con simpatia. Per la nascita dei suoi figli, Hitler le conferisce la croce al merito (come a tutte le mamme di numerosa prole), mentre a suo marito Filippo, il partito nazista assegna un grado nelle SS e vari incarichi. 

Ma facciamo un salto di circa 12 anni: siamo nel 1943 esattamente a settembre, Mafalda è partita per Sofia per assistere Giovanna sua sorella, il cui marito e re Boris III è in fin di vita. Mafalda non è al corrente dei pericoli che presto stavano per accadere, ma è venuta a conoscenza dell'armistizio e il disarmo delle truppe italiane organizzato dai tedeschi.

Preoccupata per la situazione a Roma, dopo i funerali di Boris III, Mafalda decide di fare ritorno in Italia, incurante dei rischi poiché era ancora cittadina tedesca, principessa tedesca, moglie di un ufficiale tedesco, quindi sicura che i nazisti l'avrebbero lasciata stare, ma non fu così.

Arrivata a Budapest all'ambasciata italiana, l'11 settembre prende un aereo messo a disposizione dai diplomatici italiani con destinazione Bari, ma il velivolo si ferma a Pescara. Costretta a rimanere per otto giorni in terra abruzzese, alloggia a Chieti, presso un palazzo non distante dalla prefettura. Tuttavia il 22 settembre riesce ad arrivare a Roma, facendo in tempo a vedere i figli ospitati in Vaticano da monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI.

Poche ore dopo, il 23 mattina con un tranello viene chiamata dal comando tedesco, dicendo che c'è una telefonata del marito da Kassel in Germania. Il marito però si trova già deportato nel campo di concentramento di Flossenbürg.  N

La principessa viene arrestata è imbarcata su un aereo diretto a Monaco di Baviera, da qui trasferita a Berlino, e infine anche lei deportata nel lager di Buchenwald. La sua dimora la baracca n. 15 sotto il falso nome di von Weber.

Non poteva rivelare la sua vera identità, i nazisti la schernivano chiamandola Frau Abeba (signora). Ad ogni modo veniva trattata differentemente da altri deportati: viveva  in una baracca ai margini del campo insieme ad un ex ministro socialdemocratico e sua moglie. Mangiava lo stesso cibo degli ufficiali delle SS. 

Nonostante il trattamento delle guardie era migliore rispetto a altri internauti, la vita del campo rimaneva dura e il freddo assiderale la provarono molto. Iniziò a spargersi la voce soprattuto tra i prigionieri italiani di una principessa e figlia del re d'Italia a Buchenwald. Si sa anche che rifiutava quasi tutto il cibo, e cercava di distribuirlo a chi aveva più bisogno di lei

 LA MORTE DELLA PRINCIPESSA

 Nell'agosto del 1944 le truppe alleate bombardano il campo di concentramento, nel quale si trova ancora Mafalda. La baracca dove risiedeva fu distrutta e la principessa riporta delle bruttissime ustioni e lacerazioni in tutto il corpo. Recuperata dai deportati viene ricoverata nell'infermeria della casa di tolleranza dei tedeschi del campo, ma priva di alcun cura adatta, la sue condizioni appaiono da subito disperate.

Trascorre quattro giorni di indicibili sofferenze a causa delle piaghe, culminate con la gangrena. I medici o chi per loro decidono di amputarle il braccio, ma l'operazione sembra non finire mai con una sconvolgente durata. Ancora addormenta la principessa viene scaricata in una stanza delle prostitute, priva di medicazione e cura e lasciata al suo epilogo.

Nella notte del 24 agosto 1944 la principessa Mafalda muore dissanguata senza riuscire più a riprendere conoscenza.

Secondo il dottor Fausto Pecorari, adiologo internato a Buchenwald, la principessa è stata volutamente operata in ritardo, seppur l'operazione in sé è stata impeccabile. Di solito questo era il metodo già applicato nel campo di concentramento dalla SS per sbarazzarsi di alte personalità.

Mafalda fu sepolta e non cremata grazie all'intervento di un prete boemo  padre Ty. come identificativo fu messa questa dicitura ''262 eine unbekannte Frau'' ("una donna sconosciuta").

Tutt'ora il feretro di Mafalda riposa oggi nel piccolo cimitero degli Assia, nel castello di Kronberg. Questa volta grazie all'intervento di sette italiani tutti originari di Gaeta, catturati al deposito militare di Pola. I soldati deportati a Weimar non erano lontani da Buchenwald, avevano saputo della prigionia della principessa Mafalda di Savoia. Liberati dagli americani si misero alla ricerca della fossa comune dove era seppellita Mafalda. È l'epilogo è quello che ho raccontato poc'anzi!


sabato 23 ottobre 2021

Giovanni Minoli: la vera storia della piccola vedetta lombarda



 Chi di noi non ha mai sentito parlare della storia La Piccola Vedetta Lombarda, racconto reso famoso dal libro di De Amicis 'Cuore''. Forse alcuni non lo sanno, eppure La Piccola Vedetta Lombarda non è una storia inventata. Lo scrittore prese quasi sicuramente spunto da Giovanni Minoli, il vero bambino eroe di questa tragica vicenda. Solo nel 2009 si è scoperta la vera identità grazie a delle ricerche fatte nella citta di Voghera.

A 150 anni dalla sua gesta eroica è stato pubblicato un libro '' Io sono la piccola vedetta Lombarda'' - un rifacimento giallo - storico - letterario, ambientato proprio nelle campagne Vogheresi, per la precisione nella frazione di Campoferro, dove si può trovare ancora il pioppo bianco, che la tradizione ci indica come l'albero dove si arrampicò la piccola vedetta Lombarda.

Purtroppo il materiale che sono riuscito a trovare non è tantissimo, ma ho pensato di rendere lo stesso omaggio a questo piccolo martire del Risorgimento Italiano. 

Giovanni Minoli è nato a Corana, un piccolo comune in provincia di Pavia, il 23 luglio del 1847. Nel 1859 ancora dodicenne, l'Italia si trova in pieno risorgimento, per la precisione a combattere la Seconda Guerra d'Indipendenza, decisiva per il processo di unificazione dell'intera nazione. Nello stesso anno, il 20 maggio nella battaglia di Montebello, la quale decretò la vittoria dei franco - piemontesi contro l'impero austriaco, Giovanni Minoli si ritroverà a essere protagonista ed eroe per sua insaputa.

Minoli abitava nelle vicinanze nella cascina Scortica, come viene riportato nel libro  '' Io sono la piccola vedetta Lombarda''. Minoli intravide arrivare un gruppo di cavalieri guidati dall'ufficiale dell'esercito sardo -piemontese. Il soldato nell'impossibilità di sapere se nelle vicinanze potevano esserci truppe nemiche, chiede a Minoli di salire su un albero per verificare l'avanzare di reparti austriaci.

Giovanni non ci pensa due volte e ubbidisce all'ufficiale, informando che la sua vista era molto aguzza e poteva vedere fino a un miglio di distante. Dopo alcuni istanti salito nel ramo più alto dell'albero, Minoli riesce effettivamente ad avvistare un luccichio di baionette non lontane e uomini a cavallo, quasi sicuramente appartenenti all'esercito austriaco.

Ottenute le informazioni, è nonostante l'ufficiale gli ordini di scendere, Giovanni coraggiosamente continua a dare altre utili informazioni. Purtroppo il ragazzo stesso viene individuato dalle truppe nemiche, le quali senza alcun remora lo colpiscono al petto. 

Nel racconto di De Amicis, vi sono alcune varianti: si parla di un frassino mentre nella realtà si trattava di un pioppo ancora esistente, e nel romanzo il ragazzo cade a terra morendo quasi subito.

Nei fatti storici invece, il reparto di cavalleria torna a Voghera, dove si trovava il quartier generale franco-sardo del generale Forey, che riferiscono dell'accaduto e scortano Minoli in ospedale. Purtroppo a seguito delle gravi ferite riportate, in particolare ad un polmone, e complici le inadatte tecniche mediche del tempo, portano Minoli a patire indicibili sofferenze per 6 mesi.

Giovanni Minoli si spegnerà su un letto d'ospedale a soli 12 anni, il 4 dicembre 1859, fino all'ultimo istante fu vegliato da soldati piemontesi e francesi. Nel Risorgimento italiano furono migliaia i giovani che morirono con il sogno di una Italia Unita, basta ricordare lo stesso Mameli morto a 21 anni. E magari tra qualche tempo gli dedicherò un video!

giovedì 14 ottobre 2021

La Fucilazione di Edith Cavell: l'Infermiera eroina della Grande Guerra

 


Avrei voluto pubblicare questo post qualche giorno fa poiché: il 12 ottobre del 1915 veniva giustiziata dai tedeschi Edith Cavell: l'infermiera britannica che si prodigò nella Prima Guerra Mondiale a curare soldati di ambedue gli schieramenti. Ma andiamo per gradi. Chi era Edith Cavell, perché si trovava nel mezzo del conflitto mondiale come infermiera?

Edith Louisa Cavell(questo è il nome completo)nasce a Swardest, un piccolo villaggio del Norfolk, il 4 dicembre 1865. Il padre è vicario, è proprio con la nuova costruzione del grande vicariato comporta alla famiglia problemi di natura economica, al punto da mettere i Cavell quasi sul lastrico, poiché l'edificio fu fatto costruire a proprie spese da Frederik (il babbo di Edith).

Edith è una bambina molto attiva: ama andare a pattinare sul ghiaccio, si appassiona al tennis e alla danza. Dotata inoltre nel disegno con una innata predilezione per gli animali e fiori, che spesso rappresentava nei suoi dipinti.

Assieme alle sue sorelle inizia gli studi privati a casa, a 15 anni però trascorre alcuni mesi alla Nowrich High School. Per poi terminare gli studi a Peterbourogh, lavorando nel frattempo anche in alcune case private.

Sul finire degli anni 80' del 1800 inizia a interessarsi al mondo dell'infermieristica e grazie alla sua predisposizione con il francese lavora come governante in una famiglia di Bruxelle. Rimane in Belgio 5 anni, ma complice la salute cagionevole del padre fa ritorno in Inghilterra.

Nel 1866 entra nella London Hospital e un anno più tardi a Maidstone dove ha il compito di gestire un'epidemia di febbre tifoide, assieme ad altre 5 infermiere. Il suo lavoro è eccelso: dei 2000 malati riesce a salvarne quasi 1800. Per questo Edith ottiene una medaglia al merito.

Ma arriviamo alla Prima Guerra Mondiale

Con lo scoppio della Grande Guerra, Edith si rende conto che al fronte c'è bisogno del suo supporto. Nei primi giorni di agosto nel 1914 torna in Belgio che da poco è stata invasa dall'esercito tedesco. Malgrado il clima di terrore e caos, Edith decide di non fare rientro in Inghilterra, anzi rimane per adattare la scuola di Croce Rossa in un ospedale, curando indistintamente soldati francesi e gli stessi tedeschi feriti.

Bruxelle è sotto assedio e il Palazzo Reale diventa per volere dei prussiani un'infermeria.  I soldati britannici tagliati fuori dai loro eserciti in ritirata riescono a trovare rifugio nell'autunno del 1914 presso l'ospedale di Cavell.

Gli aiuti di Edith Cavell

Edith riesce segretamente a spedirli nella neutrale Olanda, formando una fitta rete di aiuti per circa 12 mesi. Nelle rete spiccavano anche personalità di rilievo quale la principessa Marie de Croy e la contessa Jeanne de Belleville.

Nell'estate 1915 i tedeschi scoprono il piano della Cavell arrestandola assieme ad altri suoi collaboratori. Tuttavia le perquisizioni effettuate nell'ospedale non conducono a nulla di compromettente. Anche perché Edith aveva tenuto all'oscuro quasi tutte le infermiere della sua missione.

Di fronte alla corte il 7 settembre con altre 34 persone, Edith fu ingannata confessando e incastrandosi da sola. Le imputazioni furono pesantissime: aiuto alla fuga dei soldati britannici, accusati dalla corte tedesca come degli ingrati. Ciò implicava che Edith li aveva supportati a raggiungere una nazione nemica agli occhi della corte.

L'11 ottobre del 1915 Edith Cavell viene condannata a morte. Le autorità tedesche volevano eseguire la pratica il più presto possibile. Insieme alla Cavell furono condannati a morte (l'architetto Philippe Baucq, l'insegnante Louise Thuliez, il farmacista Louis Severin e la contessa de Belleville.

Alle 2 del mattino del 12 ottobre, Edith Cavell fu fucilata dal plotone d'esecuzione, che secondo alcune cronache erano riluttanti a eseguire gli ordini. Fu fucilato anche Baucq, lasciando moglie 2 figli. Per gli altri 3 condannati la pena fu commutata in prigione, ai lavori forzati.

Edith Cavell fu proclamata come martire. La sua morte fu l'occasione per i mass media britannici di dipingere i tedeschi come degli spietati assassini. Nel 1919 la salma fu riesumata e rimpatriata per un degno funerale. Il corpo di Edith fu trasportato con un treno speciale, e mi viene in mente la figura del milite ignoto.

 Per volere della famiglia la cerimonia funebre venne celebrata nella cattedrale di Norwich, dove ancora riposa la sua salma.

Una storia commovente, una donna diventata madre di tutti che ha donato la propria vita per gli altri.





giovedì 17 giugno 2021

Lepa Radić: la Partigiana morta per il suo popolo

 

Il sacrificio con la propria vita di Lepa Radić

Era il febbraio del 1943, la Seconda Guerra Mondiale continuava a mietere vittime e un infinito odio. Vi è la storia di una ragazza di nome Lepa Radic che mi ha particolarmente colpito. Lepa aveva solo 17 anni, tutta la vita ancora da scoprire, ma a nome di un ideale, fiera partigiana antifascista, la sua esistenza si è fermata per mano proprio dei suoi usurpatori, che l'8 febbraio del 1943 le legavano un cappio al collo giustiziandola di fronte a uno spauracchio di soldati fascisti e nazisti.

Osservando le foto della sua esecuzione possiamo notare la sua immensa dignità, se pur ancora un'adolescente. Dalle fonti trovate in rete sappiamo che Lepa Radić, il suo nome completo è Lepa Svetozara Radić nacque a Gasnica, il 19 dicembre del 1925, in un paese della Repubblica Serbia di Bosnia ed Erzegovina, prima facente parte della Jugoslavia.

Conclusa la scuola elementare nella vicina città di Bistrica, decide di iscriversi presso la Scuola per l'artigianato femminile ''Bosanska Gradiška'', nella città di  Bosanska Krupa, completando gli studi e distinguendosi come una alunna volenterosa, seria e molto interessata alla letteratura.

Sotto l'influenza di suo zio Vladeta Radić, il quale era coinvolto nel movimento operaio, inizia a sviluppare i suoi ideali politici, iscrivendosi al partito della Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), successivamente all'età di 15 anni si unisce al Partito Comunista di Jugoslavia.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Il 10 aprile 1941, dopo l'avvenuta invasione delle truppe nemiche della Jugoslavia, le potenze dell'Asse, capitanate della Germania, Italia e in parte il Giappone instaurano sul territorio uno Stato fantoccio chiamato Stato Indipendente di Croazia, che si estendeva su Bosanska Gradiška e dintorni.

Lepa e altri suoi familiari nel novembre del 1941 vengono arrestati  dall'organizzazione fascista croata Ustascia. Un mese più tardi, il 23 dicembre 1941, grazie all'aiuto di alcuni partigiani sotto copertura, Lepa e sua sorella Dara riescono a fuggire dal carcere.

Dopo la fuga la ragazza decide e di arruolarsi nella 7ª compagnia, 2° Distacco Krajiski. Saranno due anni intensi, dove Lepa si distingue per generosità e amore sconfinato per la sua terra. Nel febbraio del 1943 Lepa Radić è protagonista del trasporto dei feriti di guerra e civili nella battaglia della Neretva a un rifugio a Grmech.

Purtroppo durante uno scontro a fuoco contro la 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen", una divisione di fanteria da montagna delle Waffen-SS, venne presa e catturata catturata e trasferita a Bosanska Krupa dove subì numerose torture per diversi giorni allo scopo di avere informazioni nemiche, e venendo condannata a morte per impiccagione.

Nei suoi ultimi attimi di vita, sotto il patibolo, i tedeschi si offrirono di risparmiarle la vita, in cambio dei nomi dei leader e membri del Partito Comunista del suo gruppo. Ella rifiutò dicendo queste parole ''Non sono una traditrice del mio popolo. Coloro di cui mi chiedete, si riveleranno quando riusciranno a spazzare via tutti voi malfattori, fino all'ultimo uomo'' «Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani! Combattete, gente, per la vostra libertà! Non arrendetevi ai malfattori! Sarò uccisa, ma c'è chi mi vendicherà!

Parole gridate sul patibolo, con il cappio al collo. Lepa Svetozara Radić muore per impiccagione a soli 17 anni. In suo onore e per il suo immenso sacrifico è stato messo un suo busto nel parco commemoravo di Bistrica.

giovedì 18 marzo 2021

La tragica Morte di Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano

 


La tragica morte della principessa Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano mi ricorda per alcune sfaccettature, la fine brutale di Giuseppe Prina. 

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, nacque a Torino l'8 settembre del 1749. A Palazzo Carignano è un giorno di festa: ella è la quarta figlia di Luigi Vittorio di Savoia-Carignano e di Cristina Enrichetta d'Assia-Rotenburg.

Si narra che il giorno della sua nascita, la mamma doveva prendere parte a una festa popolare presso la basilica di Superga; ma costretta a rinunciare perché iniziarono le doglie. Maria Teresa ha un'infanzia tranquilla: trascorre le sue giornate con le balie nel bellissimo Palazzo Barocco Carignano

Il mattino dell’8 gennaio 1767 la sua vita cambierà per sempre: la principessa viene promessa in sposa al principe di Lambelle, che nelle veci del l barone de Choiseul-Beaupré, nello studio del Re di Sardegna, porta con sé una missiva di Sua Maestà Luigi XV. 

Maria Teresa è ancora 17 enne, non è felice di doversi maritare con uno semi - sconosciuto. La giovane principessa non conosce nulla del suo futuro sposo, se non nell'aver visto un quadro che mostra il giovane rampollo di bell'aspetto, per certi tratti effemminato, capelli color del rame, con colore degli occhi un differente dall'altro.

Solo 9 giorni dopo: il 17 gennaio del 1767 i due giovani si sposano, e Maria Teresa si trasferisce in Francia. Ben presto la sua vita coniugale diventa un inferno a causa di un marito infedele. La principessa soffre di lunghi periodi di depressione.

A soli 19 anni compiuti, si ritrova già vedova: il marito morì dopo aver contratto una malattia venerea. Non volendo perdere i suoi diritti e averi preferisce non sposarsi, se pur come un suo testamento citato in data 1792, affermò di aver avuto una relazione segreta con un amico/amante, un certo M. de Vapoulier.

A partire dal 1771 Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu presentata a corte, la quale fece un ottima impressione ala regina d'Austria Maria Antonietta, tanto da iniziare a frequentare sempre più spesso la corte e diventare amica intima di Maria Antonietta, la quale le conferì la prestigiosa e ben remunerata carica di Sovraintendente della Casa della Regina, che la poneva al di sopra di tutte le dame al seguito della regina. Nei suoi compiti vi era quello di organizzare ricevimenti e balli in onore della regina

 Ben presto però Maria Antonietta si rese conto che la principessa di Lamballe non aveva il carattere per simili incombenze, troppo riservata e legata a una nobiltà arcaica, che la stessa regina detestava, preferendo Madame de Polignac.

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano si trasferì dapprima a Plombières, in seguito compì un viaggio nei Paesi Bassi, riprendendo anche le sue attività caritatevoli e il 12 febbraio 1777 aderì alla massoneria nella loggia di adozione La Candeur, della quale il 18 gennaio 1780 divenne Maestra venerabile.

La Tragica Morte

Nel 1791, due anni dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese mediante frequente corrispondenza, la regina informò la principessa di Lamballe di voler fuggire dalla Francia. Il 20 giugno la famiglia reale in fuga venne catturata a Varennes.

 Maria Antonietta supplicava la sua amica di non tornare a Parigi. Ma quest'ultima, preoccupata per la sorte della regina, fece testamento, rientrò in patria e tornò al seguito della regina alle Tuileries.

Arriviamo al suo epilogo: il 10 agosto una folla inferocita entrò nel palazzo e la principessa insieme alla famiglia reale fu fatta prigioniera presso la Torre del Tempio. Il 19 agosto Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu condotta in un altro carcere quello di Petite Force. Maria Antonietta e la principessa di Lamballe dovettero quindi dirsi addio.

Nei primi giorni del settembre 1792 a Parigi e in altre città francesi ebbero luogo i "massacri di settembre", che videro vittima anche la principessa Lambelle. Si racconta che fu trascinata all'aperto nel cortile della prigione, e in un sommario processo come ultime parole disse''Non è il mio cuore'', rivolgendosi alla monarchia.

Dapprima sottoposta a torture, poi decapitata, poi con un coltello squartata. La testa fu appesa su una picca e portata dal Grand Nicolas in corteo. In seguito, la testa mozzata fu gettata nel tavole di un  parrucchiere, per essere lavata, pettinata e incipriata in modo da farla riconoscere

Il suo corpo nudo venne trascinato sotto le finestre della torre del Tempio verso le 15, dove era detenuta Maria Antonietta con la famiglia, svenuta per la notizia. Verso le 19 i resti della principessa furono recuperati dal cittadino Jaques Poitel per ordine del duca de Penthièvre, ricco suocero della principessa. Il corpo fu seppellito accanto a un roseto, nel giardino del castello di Bizy a Vernon.