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sabato 23 ottobre 2021

Giovanni Minoli: la vera storia della piccola vedetta lombarda



 Chi di noi non ha mai sentito parlare della storia La Piccola Vedetta Lombarda, racconto reso famoso dal libro di De Amicis 'Cuore''. Forse alcuni non lo sanno, eppure La Piccola Vedetta Lombarda non è una storia inventata. Lo scrittore prese quasi sicuramente spunto da Giovanni Minoli, il vero bambino eroe di questa tragica vicenda. Solo nel 2009 si è scoperta la vera identità grazie a delle ricerche fatte nella citta di Voghera.

A 150 anni dalla sua gesta eroica è stato pubblicato un libro '' Io sono la piccola vedetta Lombarda'' - un rifacimento giallo - storico - letterario, ambientato proprio nelle campagne Vogheresi, per la precisione nella frazione di Campoferro, dove si può trovare ancora il pioppo bianco, che la tradizione ci indica come l'albero dove si arrampicò la piccola vedetta Lombarda.

Purtroppo il materiale che sono riuscito a trovare non è tantissimo, ma ho pensato di rendere lo stesso omaggio a questo piccolo martire del Risorgimento Italiano. 

Giovanni Minoli è nato a Corana, un piccolo comune in provincia di Pavia, il 23 luglio del 1847. Nel 1859 ancora dodicenne, l'Italia si trova in pieno risorgimento, per la precisione a combattere la Seconda Guerra d'Indipendenza, decisiva per il processo di unificazione dell'intera nazione. Nello stesso anno, il 20 maggio nella battaglia di Montebello, la quale decretò la vittoria dei franco - piemontesi contro l'impero austriaco, Giovanni Minoli si ritroverà a essere protagonista ed eroe per sua insaputa.

Minoli abitava nelle vicinanze nella cascina Scortica, come viene riportato nel libro  '' Io sono la piccola vedetta Lombarda''. Minoli intravide arrivare un gruppo di cavalieri guidati dall'ufficiale dell'esercito sardo -piemontese. Il soldato nell'impossibilità di sapere se nelle vicinanze potevano esserci truppe nemiche, chiede a Minoli di salire su un albero per verificare l'avanzare di reparti austriaci.

Giovanni non ci pensa due volte e ubbidisce all'ufficiale, informando che la sua vista era molto aguzza e poteva vedere fino a un miglio di distante. Dopo alcuni istanti salito nel ramo più alto dell'albero, Minoli riesce effettivamente ad avvistare un luccichio di baionette non lontane e uomini a cavallo, quasi sicuramente appartenenti all'esercito austriaco.

Ottenute le informazioni, è nonostante l'ufficiale gli ordini di scendere, Giovanni coraggiosamente continua a dare altre utili informazioni. Purtroppo il ragazzo stesso viene individuato dalle truppe nemiche, le quali senza alcun remora lo colpiscono al petto. 

Nel racconto di De Amicis, vi sono alcune varianti: si parla di un frassino mentre nella realtà si trattava di un pioppo ancora esistente, e nel romanzo il ragazzo cade a terra morendo quasi subito.

Nei fatti storici invece, il reparto di cavalleria torna a Voghera, dove si trovava il quartier generale franco-sardo del generale Forey, che riferiscono dell'accaduto e scortano Minoli in ospedale. Purtroppo a seguito delle gravi ferite riportate, in particolare ad un polmone, e complici le inadatte tecniche mediche del tempo, portano Minoli a patire indicibili sofferenze per 6 mesi.

Giovanni Minoli si spegnerà su un letto d'ospedale a soli 12 anni, il 4 dicembre 1859, fino all'ultimo istante fu vegliato da soldati piemontesi e francesi. Nel Risorgimento italiano furono migliaia i giovani che morirono con il sogno di una Italia Unita, basta ricordare lo stesso Mameli morto a 21 anni. E magari tra qualche tempo gli dedicherò un video!

giovedì 14 ottobre 2021

La Fucilazione di Edith Cavell: l'Infermiera eroina della Grande Guerra

 


Avrei voluto pubblicare questo post qualche giorno fa poiché: il 12 ottobre del 1915 veniva giustiziata dai tedeschi Edith Cavell: l'infermiera britannica che si prodigò nella Prima Guerra Mondiale a curare soldati di ambedue gli schieramenti. Ma andiamo per gradi. Chi era Edith Cavell, perché si trovava nel mezzo del conflitto mondiale come infermiera?

Edith Louisa Cavell(questo è il nome completo)nasce a Swardest, un piccolo villaggio del Norfolk, il 4 dicembre 1865. Il padre è vicario, è proprio con la nuova costruzione del grande vicariato comporta alla famiglia problemi di natura economica, al punto da mettere i Cavell quasi sul lastrico, poiché l'edificio fu fatto costruire a proprie spese da Frederik (il babbo di Edith).

Edith è una bambina molto attiva: ama andare a pattinare sul ghiaccio, si appassiona al tennis e alla danza. Dotata inoltre nel disegno con una innata predilezione per gli animali e fiori, che spesso rappresentava nei suoi dipinti.

Assieme alle sue sorelle inizia gli studi privati a casa, a 15 anni però trascorre alcuni mesi alla Nowrich High School. Per poi terminare gli studi a Peterbourogh, lavorando nel frattempo anche in alcune case private.

Sul finire degli anni 80' del 1800 inizia a interessarsi al mondo dell'infermieristica e grazie alla sua predisposizione con il francese lavora come governante in una famiglia di Bruxelle. Rimane in Belgio 5 anni, ma complice la salute cagionevole del padre fa ritorno in Inghilterra.

Nel 1866 entra nella London Hospital e un anno più tardi a Maidstone dove ha il compito di gestire un'epidemia di febbre tifoide, assieme ad altre 5 infermiere. Il suo lavoro è eccelso: dei 2000 malati riesce a salvarne quasi 1800. Per questo Edith ottiene una medaglia al merito.

Ma arriviamo alla Prima Guerra Mondiale

Con lo scoppio della Grande Guerra, Edith si rende conto che al fronte c'è bisogno del suo supporto. Nei primi giorni di agosto nel 1914 torna in Belgio che da poco è stata invasa dall'esercito tedesco. Malgrado il clima di terrore e caos, Edith decide di non fare rientro in Inghilterra, anzi rimane per adattare la scuola di Croce Rossa in un ospedale, curando indistintamente soldati francesi e gli stessi tedeschi feriti.

Bruxelle è sotto assedio e il Palazzo Reale diventa per volere dei prussiani un'infermeria.  I soldati britannici tagliati fuori dai loro eserciti in ritirata riescono a trovare rifugio nell'autunno del 1914 presso l'ospedale di Cavell.

Gli aiuti di Edith Cavell

Edith riesce segretamente a spedirli nella neutrale Olanda, formando una fitta rete di aiuti per circa 12 mesi. Nelle rete spiccavano anche personalità di rilievo quale la principessa Marie de Croy e la contessa Jeanne de Belleville.

Nell'estate 1915 i tedeschi scoprono il piano della Cavell arrestandola assieme ad altri suoi collaboratori. Tuttavia le perquisizioni effettuate nell'ospedale non conducono a nulla di compromettente. Anche perché Edith aveva tenuto all'oscuro quasi tutte le infermiere della sua missione.

Di fronte alla corte il 7 settembre con altre 34 persone, Edith fu ingannata confessando e incastrandosi da sola. Le imputazioni furono pesantissime: aiuto alla fuga dei soldati britannici, accusati dalla corte tedesca come degli ingrati. Ciò implicava che Edith li aveva supportati a raggiungere una nazione nemica agli occhi della corte.

L'11 ottobre del 1915 Edith Cavell viene condannata a morte. Le autorità tedesche volevano eseguire la pratica il più presto possibile. Insieme alla Cavell furono condannati a morte (l'architetto Philippe Baucq, l'insegnante Louise Thuliez, il farmacista Louis Severin e la contessa de Belleville.

Alle 2 del mattino del 12 ottobre, Edith Cavell fu fucilata dal plotone d'esecuzione, che secondo alcune cronache erano riluttanti a eseguire gli ordini. Fu fucilato anche Baucq, lasciando moglie 2 figli. Per gli altri 3 condannati la pena fu commutata in prigione, ai lavori forzati.

Edith Cavell fu proclamata come martire. La sua morte fu l'occasione per i mass media britannici di dipingere i tedeschi come degli spietati assassini. Nel 1919 la salma fu riesumata e rimpatriata per un degno funerale. Il corpo di Edith fu trasportato con un treno speciale, e mi viene in mente la figura del milite ignoto.

 Per volere della famiglia la cerimonia funebre venne celebrata nella cattedrale di Norwich, dove ancora riposa la sua salma.

Una storia commovente, una donna diventata madre di tutti che ha donato la propria vita per gli altri.





venerdì 8 ottobre 2021

Su Mortu Mortu / Is Animeddas: Tradizione di Halloween in Sardegna



 Ho già parlato in un precedente articolo delle tradizioni ad Halloween in Sardegna. Oggi provo a entrare ancor più nello specifico parlando di una tradizione che si perde nella notte dei tempi denominata ''Su mortu mortu''.

Prima però lasciami fare una mia piccola considerazione: molte persone, quelle più bacchettone associano la festa di Halloween a un rito diabolico e satanico. Mentre invece abbiamo potuto appurare che tale festa ha origine pagane, dediti ad onorare la natura e la madre terra.

Ma torniamo a ciò che ci interessa la cultura: La festa Su Mortu Mortu è conosciuta in Sardegna anche con il nome di Is Animeddas, Su Prugatoriu o Is Panixeddas, a seconda della zona dell'isola. Questo per farti capire che la Sardegna al suo interno associa differenti micro - realtà, la stessa lingua sarda cambia da nord a sud con marcate differenze di pronuncia e parole.

Ad ogni modo, Su Mortu Mortu è una tradizione antichissima, forse nata nello stesso periodo di Samhain, poiché presenta molte analogie.

Come erroneamente si è scritto è detto in qualche servizio alla Tv: Is Animeddas non è un inizio di Carnevale in Sardegna, se pur affascinante e antico quanto Halloween. Is Animeddas e su Mortu sono connesse al regno dei morti a quelle giornate che in ottobre e novembre le ore di luce si fanno inesorabilmente più corte e il buio domina sovrano.

Il regno dei morti è il buio per antonomasia e gli antichi sardi in questa giornate desideravano avere un contatto con i propri cari defunti. La riverenza nei confronti delle anime, pur malas (cattive) o bonas (buone) è una tradizione o meglio un culto antichissimo in Sardegna, difficile da scomparire.

Già in epoca nuragica, gli abitanti dell'isola credevano che la morte non era la fine della vita, ma un percorso per accedere a un viaggio o meglio a un'esperienza spirituale dopo la vita terrena. I nuragici erano convinti che le anime dei defunti svolgessero una vita similare a quella precedente terrena, ma in un'altra dimensione - forse parallela. 

 Lo stesso scrittore Giuseppe Calvia (1893) disse “…che tutti i giorni i morti passeggiano per il paese ed attendono, come quando erano in vita, alle proprie occupazioni. Alcune persone hanno la virtù di vederli…”.

 Il desiderio che si provava nel rivedere anche per un attimo i propri defunti era comprensibile. Ecco perciò subentrare una persona dotata di particolare sensibilità, in genere una donna, conoscitrice dei segreti di come parlare con i defunti. È proprio a partire dagli ultimi giorni di ottobre e inizio di novembre, per le anime ultraterrene quel confine che separa il regno dei vivi con quelli dei morti è ancor più facilmente valicabile.

L'Isola di Sardegna celebrava quelle giornate particolari con riti arcani: is animeddas,  is mortus,  sos mortos, o  su mortu mortu. La tradizione isolana ne è ancora certa: il 31 ottobre si apre quel portone a noi invisibile, lasciando uscire le anime dei defunti che si dirigono in luoghi ai quali sono ancora profondamente legati: abitazioni e proprietà.

Fino a metà degli anni 50 del 1900,  la notte del 31 di ottobre ed il 1 di novembre era tradizione celebrare in Sardegna i morti con una cena frugale: i defunti si sarebbero sfamati con gli odori della tavola apparecchiata in loro onore, con alimenti tipo fave, piatto tipico per i morti.

Una volta che anche l'ultima fiamma del cammino si sarebbe spenta, la cenere e i carboni di quella notte venivano conservati affinché proteggessero la famiglia. La cenere fu anche simbolo di ringraziamento alla madre terra, che ancora generosa diede l'ultimo raccolto, essenziale prima della stagione invernale.

Una nota di rilievo anche per i bambini sardi che proprio in quella notte arcana, camminavano per le vie del paese mascherati di stracci, bussando di porta in porta, e domandano secondo una frase che poteva cambiare da zona in zona dei frutti di stagione, in cambio alle offerte delle anime che vagavano nel purgatorio.

In conclusione, ma quale trick o treat in America. In Sardegna, questa tradizione ha origine probabilmente prima della scoperta fatta da Cristoforo Colombo!

sabato 2 ottobre 2021

SAMHAIN: L'ORIGINE DI HALLOWEEN

 


Mancano 29 giorni per la notte più spaventosa dell'anno: il 31 notte c'è davvero qualcosa di mistico e arcano, non è condizionamento o frutto della mia immaginazione - la terra si avvicina al mondo dei morti... ma andiamo per gradi.

Hai mai sentito questa parola Samhain? Ad ogni modo qualunque sia la tua risposta, proverò a spiegartelo a modo mio! Samhain è una antichissima festività celtica - pagana, conosciuta anche come Capodanno Celtico: che le popolazioni dell'epoca celebravano tra la notte del 31 ottobre e 1 novembre. 

Si è quasi certi che tale rito esiste già 600 anni prima della nascita di Cristo. Le popolazioni celtiche proprio il 31 notte, con i preparativi che avvenivano già dal pomeriggio, salutavano la stagione estiva e si preparavano a quella autunnale - invernale, dove le giornate diventano sempre più corte, e il regno dei morti non è più così tanto lontano da quello dei vivi.

Se poi vogliamo esser ancor più precisi: la parola Samhain è di chiara origine dall'irlandese antico ''samain'' che si suppone voglia dire fine dell'estate, mentre in gaelico (irlandese moderno), dovrebbe significare Novembre. Non per altro, gli storici hanno ampiamente dimostrato come la festa di Halloween derivi propriamente da Samhain.

Secondo il calendario celtico utilizzato fino a 2000 anni fa, le popolazione della Gran Bretagna, Francia settentrionale e Irlanda celebravano l'anno nuovo proprio il 31 ottobre.

SAMHAIN: STORIA

È quasi certo perciò che la festività di Samhain abbia origini pagane, così non poteva essere altrimenti: lo stesso albero di Natale è un simbolo pagano - la stessa nascita di Gesù, che affronteremo più avanti. Ma torniamo a Samhain: questa parola viene menzionata per la prima volta nella letteratura irlandese nel IX secolo d.c, ed è associata a molti eventi importanti della mitologia irlandese.

I passaparola e i pochi scritti ci narrano che le antiche popolazioni dell'isola d'Irlanda usassero organizzare una grande festa nel villaggio per la sera del 31 ottobre, mentre il buio faceva da padrone. I capi tribù o forse gli stessi druidi aprivano gli antichi tumuli funerari, per lasciare uscire in quella notte le anime dei loro cari e conoscenti - un vero varco con l'Altromondo!

Rimane invece irrisolta la questione, se proprio a Samhain, i druidi facessero dei sacrifici umani. Ma in altro video pubblicato sul canale i Racconti del Pozzo e su articolo si certifica che la notte del 31 ottobre potevano essere sacrificati gli stessi re, se questi non avessero adempito ai loro doveri nei confronti del popolo. L'autorità reale è sospesa, il re subisce la morte rituale, è annegato in una botte di vino e la sua casa viene incendiata  (“Ogam” , VII, 38)

Atro elemento importante da citare, che Samhain era senz'altro la festività più importante nell'antico calendario dei celti, e rappresentava l'ultimo raccolto - indispensabile per il sostentamento nel lungo inverno per le famiglie del villaggio. Non da meno i falò che allontanavano gli spiriti maligni. La tradizione voleva che il capo famiglia prendesse solennemente il nuovo fuoco dal falò sacro situato a Tlachtga, vicino a uno dei luoghi più venerati d'Irlanda ''la Collina di Tara'', per accendere il fuoco nella propria casa.

A livello ciclico del tempo, la festività di Samhain riusciva a intersecare la terra dei vivi con quella dei morti, e i due regni potevano comunicare. Neanche con l'avvenimento del Cristianesimo le tribù celtiche lasciarono morire questa bellissima tradizione.

  Ancor oggi Samhain fa parte dei momenti cardine dell'anno. Gli stessi romani quando entrarono in contatto con le popolazioni celtiche, poi arrivate nel nord Italia, si resero conto che Samhain assomigliava alla loro festa dei morti, che però veniva celebrata a maggio. 

Purtroppo come spesso è accaduto nel corso della storia, la chiesa è riuscita quasi sempre a far scomparire tutte le altre religioni, imponendo la sua. Anche Samhain venne quasi cancellato per secoli, se non negli ultimi anni sta ritrovando la giusta collocazione che gli spetta, e che dovrebbe essere ancor più approfondita. 




mercoledì 22 settembre 2021

Buon Autunno 2021: 10 Frasi d'Ispirazione

 

Buon Autunno 2021: 10 Frasi d'Ispirazione

Oggi 22 ottobre 2021 alle 21:20 ci sarà il Solstizio d'Autunno, decretando l'inizio di una nuova stagione e la fine dell'estate. Sappiamo che il primo giorno autunnale vede il sole e la notte avere le stesse ore, per poi fino al 21 dicembre le giornate diventare sempre più corte. 

Ho sempre amato l'autunno e una stagione che porta ispirazione, e non la trovo come altri alquanto malinconica. La temperatura in autunno nella mia terra è gradevole, non c'è ne più quel caldo opprimente, né eccessivamente freddo. Anzi ci sono giornate dove è ancora possibile andare al mare e fare un bagno.

In autunno ci sono dei tramonti spettacolari senza considerare i colori della natura e quando ti inoltri nei boschi. Gli stessi parchi assumono una forma più poetica, tutto sembra andare lentamente, è come se la natura finalmente decide i ritmi.

Generalmente in autunno il mio equilibrio psico - fisico è migliore rispetto alla calura estiva, il top per me arriva a metà ottobre! Ma quello che voglio condividere sono alcune frasi motivazionali di buon auspicio per questo autunno 2021.

1) L'autunno è un pò come l'inizio di un nuovo anno e rinascita di noi stessi;

2) Quante belle feste ci sono in autunno: la festa dei nonni; Halloween, la feste dei falò, l'estate di San Martino, l'Immacolata, San Nicola e Santa Lucia;

3) L'universo ti vuole premiare, guarda un tramonto autunnale;

4) L'Autunno come fonte d'ispirazione ai tuoi nuovi progetti e desideri;

5) Mentre cammini in un parco o in un bosco, potresti trovare la tua anima gemella che come te ama l'autunno e i suoi colori;

6) Pensa che nonostante tutto la terra ti vuole ancora bene, hai presente quella brezza autunnale?;

7) L'Autunno abbraccia le emozioni più intense e ti connette con l'Universo stesso;

8) Anche in Autunno è possibile assaggiare dei frutti e cibi prelibati, anzi forse è la miglior stagione per raccogliere quello che la nostra terra ci offre;

9) Non sentirti triste se le giornate diventano più corte, il sole ha bisogno del suo meritato riposo;

10) Che bello dormire di nuovo con il fresco e sentire quell'aria frizzante specialmente di sera che ti regala nuova energia.

giovedì 2 settembre 2021

Buon Compleanno Pippo Franco: 10 Film mitici del Mitico Nasone


Oggi Pippo Franco spegne 79 candeline: l'attore - ma è meglio definirlo come vero artista, nasce a Roma il 2 settembre del 1940. Pippo Franco è lo pseudonimo di Francesco Pippo ed è stato uno dei principali rappresentanti delle comicità - ironica e grottesca nella commedia italiana, negli anni 70 e 80. È proprio in quegli anni che Pippo Franco interpreta alcuni delle sue parti più famose: lo sventurato di turno, lo sfortunato all'interno di altri disgraziati, vittime loro stessi di un contesto di disagio esistenziale e di proletariato. Assieme a Bombolo ha dato vita a della gag sensazionali, che ancora oggi continuano a mettermi di buon umore. Per quanto riguarda la sua Filmografia son quasi certo di aver visto tutti i suoi film dove ha avuto un ruolo da protagonista. In suo onore, ecco 10 Film mitici del Mitico Nasone.

1- Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda: Siamo in pieno Medioevo - tra il 1200 e il 1300, di ritorno da una guerra, Olimpio de' Pannocchieschi (Pippo Franco) torna al suo paese dove ad attenderlo c'è la moglie Fiamma che però veste la cintura di castità. Il seguito sarà una serie di scene esilaranti con un Pippo in piena forma.

2- Giovannona Coscialunga disonorata con onore: Altro cult che non può mancare nella tua personale collezione di film . Pippo interpreta uno scapestrato ragioniere Mario Albertini, bullizzato dal suo capo e da un pappone 'Robertuzzo (Riccardo Garrone).

3 -Furto di sera bel colpo si spera: Un gruppo di 'disgraziati' ha in serbo di fare il colpo del secolo presso una villa di un ricco di quartiere. Ovviamente, all'interno di questa combriccola non può mancare 'il più sfigato', di nome Quinto (Pippo) - ladruncolo di quartiere specializzato (per modo di dire) in furti di auto!.

4) Patroclooo! E il soldato Camillone, grande grosso e frescone: Negli anni 70' era di moda girare film con soldati alluppatti. L'attore interpreta ancora una volta la parte di un ladro, il quale necessita di un passaporto per scappare all'estero. Però proprio in quei giorni attende la chiamata al servizio di leva.

5) L'imbranato: Pippo Sperandio è un impiegato di una ditta italiana di elettronica a diretto contatto con il suo capo, un don Giovanni il quale non perde occasione per avere rapporti con diversi tipi di donne. Nel film c'è anche il mitico Bombolo che interpreta il cognato di Pippo.

6) Zucchero, Miele e Peperonicino: Siamo al top della Risata: il film, ambientato a Roma, si articola in tre episodi comici, nei quali i protagonisti raccontano ad un tribunale le loro vicissitudini. Nel secondo Pippo Franco è Giuseppe Mazzarelli, un laureato in lingua francese che dopo aver fatto 1000 concorsi, e piazzatosi dietro i posti disponibili, si trova a vestire i panni di una cameriera. Il resto è divertimento puro.

7) Ricchi, ricchissimi... praticamente in mutande: Pippo Franco interpreta Cesare Domenichini, un poveraccio che questa volta per portare la famiglia al mare, segue i consigli del collega Medoro e si costruisce una baracca abusiva su una spiaggetta. Al mare Cesare e la sua famiglia incontreranno un gruppo di nudisti, capitanati dal superdotato Ermanno Mordini.

8) Il tifoso, l'arbitro e il calciatore: Film strutturato in tre parti, nelle quali in una di queste Pippo Franco interpreta Amedeo un tifoso romanista fidanzato con Patrizia la figlia di un commentatore Laziale.

9) Sfrattato cerca casa equo canone: Uno dei film che mi hanno fatto più ridere con Pippo, alle prese con il ruolo di Marino Stroppaghetti: capofamiglia in cassa integrazione, fortemente indebitato. Mario è sposato con Angelica (Anna Mazzamauro), moglie isterica infatuata di sor Maciste (Bombolo) - il macellaio del quartiere

10) Due strani papà: Pippo Franco recita assieme a Franco Califano, nel ruolo di un bellimbusto e rubacuori.  I due abitano in un'orfanotrofio abbandonato e vivacchiano di scommesse e di gioco, finché un giorno davanti alla loro casa non viene abbandonato un bambino di colore.


domenica 29 agosto 2021

10 Canzoni di Fabio Concato ancor più Belle delle Famose

 


A fine 2020 avevo pubblicato un articolo sulle 15 Canzoni Immortali di Fabio Concato, è nonostante considerate delle hit (vedi Fiore di Maggio o Guido Piano), ce ne sono altre diciamo meno ''mainstream'',  ma ugualmente belle e forse ancor più emotivamente coinvolgenti: una su tutte che mi lascia un senso di malinconia è ''Portati via''. Presto cercherò di spiegare meglio.

10 Canzoni di Fabio Concato ancor più Belle delle Famose

1) Portati via: Un testo e musica struggente, come lo stesso video caricato nel canale youtube di Fabio Concato. La canzone racconta di un addio tra due persone, inaspettato (almeno da parte di lui), tanto da rimanere senza fiato e non avere neanche la forza di supplicare che lei rimanga in quella casa. Un dolore immenso, come dice Concato, da non averlo mai provato, al punto da sentirsi morti dentro e non vedere più una via d'uscita.

2) Ritornando a casa: Singolo all'interno dell'album ''Senza Avvisare del 1986''. Ritornando a casa mi porta l'immagine di un uomo che dopo finito il lavoro, stanco prende la metro per tornare appunto a casa. Dentro di lui però c'è un senso di tristezza, che sparisce come neve al sole quando quell'uomo potrà riabbracciare la moglie.

3) Bell'Italia: Un'altra canzone dal testo incredibilmente bello, è sempre attuale. Il titolo vuole raccontare da subito la situazione politica e sociale dell'Italia. Un Italia di persone sole, che però in ogni dove guardi svetta il cupolone del Vaticano e forse di altri ancora impuniti.

4) Un puntino: È da un pò di tempo che sto rivalutando questa canzone. Devo dire che il testo è davvero significativo. Che il maestro Fabio Concato abbia scritto questa canzone pensando a suo padre?

5) M'innamoro davvero: Un vero inno all'amore, di un uomo che si sta innamorando di un'altra persona. Quell'amore che ti fa sentire leggero e diventa il primo pensiero e l'ultimo prima di dormire. Una vita intera a sperare che ella esistesse veramente.

6) Buona notte: L'intro di piano riesce a raggiungere la tua malinconia, specialmente se colei che ami è in un'altra città. Ed è proprio questo che Concato vuole raccontare in Buona notte: buona notte amore mio lontano, ti arriva questo canto, o forse dormi già. È più che sei distante e più ti amo.

7) Restiamo soli: Traccia che avevo già inserito sulle 15 canzoni Immortali di Fabio Concato. Ma ogni volta che l'ascolto non riesco ad non emozionarmi. Non posso fare a meno di pensare a una persona, inghiottiti dal quel vortice di una realtà frenetica. Restiamo soli è tanto che lo voglio fare, c'è sempre gente e non riesco a parlarti più come vorrei!

8) Il viaggio: Un testo colorato che descrive soprattutto un viaggio dentro se stessi

9) Ciao Amore: La patria chiama per il servizio militare. Il tormento di un giovane dentro la caserma che piange ogni notte. Amore non è vero niente a me sparare mi fa già impressione, e se vedessi questa mia divisa potrei volarci come un aquilone adesso, chiuso dentro un armadietto mi han detto canta cosa vuoi che sia, non so se ridere o se disperarmi in questa parodia. Ciao amore non lo so a cosa serve è solo un po' della mia vita che si perde.

10) Grazie Fabio Concato: Non è un titolo di una canzone del maestro, ma è un mio piccolo ringraziamento per le emozioni che le tue canzoni continuano a darmi, specialmente in questi ultimi 2 anni per me di turbamento e poca serenità. Ci sono tante delle tue canzoni che rispecchiano la mia vita, anche quella passata, momenti che vorrei ancora cogliere, ma che forse sono solo dei ricordi.