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mercoledì 26 gennaio 2022

Massimiliano Kolbe: Sorridere Sempre

  


"Solo l'amore crea" Massimiliano Maria Kolbe. Per la Giornata della Memoria ho deciso di parlare di un francescano polacco Massimiliano Kolbe, che si offrì di morire al posto di un'altra persona. Nato con il nome di Raimondo (Rajmund),Padre Massimiliano Kolbe, il suo vero nome Raimondo, nacque l'8 gennaio 1894 i una cittadina della Polonia Zduńska Wola. Nel 1982 è stato proclamato santo da Giovanni Paolo II

 Il padre Julius Kolbe di origini tedesche era un sarto, la madre Maria Dąbrowska faceva la levatrice. A 12 anni nel 1906, la sua vita cambierà per sempre: racconterà della visione della Madonna in tenera età. Quattro più tardi decide di entrare in convento presso l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, cambiando il suo nome in Massimiliano. Un anno più tardi si trasferisce a Cracovia e poi a Roma per studiare filosofia e teologia.

Oltre alla teologia, il giovane Massimiliano si interessa di matematica, e altri discipline quali chimica e fisica. Nel 1914 professa i voti perpetui e e lo stesso anno il padre con lo scoppio della prima Guerra Mondiale viene probabilmente fucilato

Il 28 aprile 1918 viene ordinato sacerdote presso la basilica di Sant'Andrea della Valle, a Roma, Un anno più tardi dopo aver conseguito il dottorato in teologia fa ritorno in Polonia a Cracovia. I compagni del seminario ricorderanno Massimiliano come un ragazzo socievole, specialmente Bronislao Stryczny, che vivrà con Padre Kolbe anche l'esperienza del campo di concentramento, parlando di un ragazzo sempre ottimista e volenteroso anche nei peggiori momenti di sconforto.

 Negli anni successivi la Prima Guerra Mondiale insegna nel seminario di Cracovia, ma per problemi di salute si reca a Zakopane e poi a Nieszawa per curare la tubercolosi. Nel 1926 la rivista della Milizia dell'Immacolata fondata da Kolbe arriva a stampare le 130 mila copie.

Facciamo però un salto di qualche anno, nel 1930 padre Kolbe parte nell'Estremo Oriente come missionario. Sei anni più tardi fa rientro in Polonia, ma gli eventi in Europa stanno degenerando. Il suo Paese nel 1939 viene occupato dai nazisti, e Padre Kolbe insieme ad altri 37 confratelli viene arrestato. ç'8 dicembre dopo 3 mesi di carcere venne liberato.

Tornato al convento di Niepokalanów, lo trova quasi distrutto dalle bombe tedesche, presto la trasformò in ospedale e asilo per migliaia di profughi. Il 17 febbraio 1941 la Gestapo arrestato nuovamente Kolbe, che non farà più ritorno.

Il 28 maggio 1941 Kolbe viene deportato nel campo di concentramento di Auschwitz immatricolato con il numero 16670. Il suo compito è quello di trasportare cadaveri, più di una volta le guardie del campo lo bastonavano, Nonostante questo Kolbe continua a essere solidare con i compagni di prigionia e celebra in gran segreto due volte la messa.

A fine luglio viene trasferito nel blocco 14 e avverrà anche la fuga di uno dei prigionieri che porta i nazisti a selezionare10 prigionieri della stessa baracca di Kolbe per farle morire nel cosiddetto bunker della fame.


Ma eccoci all'epilogo della vita di Padre Kolbe: Franciszek Gajowniczek uno dei dieci condannati scoppia a piangere dicendo di avere una famiglia che lo aspettava. Padre Kolbe si fa avanti e si offre di morire al suo posto. Lo scambio viene accettato inaspettatamente dai nazisti, poiché i campi di concentramento erano stati ideati per spezzare ogni legame affettivo e i gesti di solidarietà.

Il sacerdote viene rinchiuso nel bunker blocco 11. Dopo 2 settimane di atroci agonie quasi tutti i prigionieri sono morti senza acqua e cibo. Padre Kolbe e altro quattro persone sono ancora vive, e continuano a pregare.

La pace trasmessa da Kolbe impressiona gli stessi nazisti, i quali per porre termine alla sua vita e dei suoi compagni, vengono uccisi tramite una iniezione di acido fenico, e i corpi cremati il giorno seguente.

«Lei non ha capito nulla della vita...» e mentre questi lo guardava con fare interrogativo, soggiunse: «...l'odio non serve a niente... Solo l'amore crea!». Le sue ultime parole, porgendo il braccio, furono: «Ave Maria».






venerdì 31 dicembre 2021

Pensieri per il 2022 e per Lei

L'amore è il nuovo anno














Andrò dritto al cuore senza nessuna prefazione o introduzione, lascerò cadere i miei pensieri liberi da ogni compromesso, liberi e sereni per un fantastico 2022, pensieri dolci dedicati a colei.
  • Sei quella luce che mi conduce all'anno nuovo;
  • Ogni cosa ha un'essenza, ogni cosa ha un profumo, il tuo è quello più intenso che mi porta a continuare a vivere;
  • La luce dei tuoi occhi è l'avvenire per me, è il nuovo anno che lieto mi accoglie;
  • Amore è l'unico sentimento che la mia anima prova per la tua stessa anima;
  • Il 2019 è alla porte, l'antro del mio cuore da tempo ti accoglie illimitatamente;
  • Non vedi che il sereno chiede amore, non vedi che il desiderio respira amore. È io in silenzio guardo l'orizzonte per attendere ancora di accarezzare il tuo viso;
  • Come per magia anche l'ultimo tramonto dell'anno lascerà spazio all'alba del giorno nuovo. È come per incanto, il mio amore per te vive nella memoria del mondo;
  • Non senti questa brezza mattutina? Non senti la voce della mia anima che ti chiede di sognare ancora insieme;
  • Momenti insieme a te sono simili a una fiaba medievale, dove ogni cosa ha un senso, dove la principessa vivrà per sempre con il suo Re. Buon anno Amore!

Li Ching Yuen: L'uomo che ha vissuto 256 anni

 


Arrivare a 90 anni è davvero un successo, festeggiare il secolo di vita è un traguardo incredibile, ma toccare gli oltre 200 anni, anzi i 256 come Li Ching Yuen sembra fantascienza! L'uomo nato in Cina precisamente nel 1677 a Qijiang Xian, nella provincia di Sichuan, morto sicuramente il 6 maggio del 1933 per cause naturali. Ciò che desta stupore che ci sono dei documenti in merito all'età anagrafica di Li Ching Yuen.

Nei documenti imperiali è scritto di come ogni 50 anni veniva augurato il suo compleanno  da parte di un imperatore dell'impero cinese. Nel 1827 fu la volta dell'imperatore Daoguang fare gli auguri a Li Ching Yuen per il suo 150 esimo compleanno

Una vita intera dedicata alla spiritualità, in particolare di Qi Gong: disciplina che comprende pratiche e esercizi annessi alla medicina tradizionale cinese e alle arti marziali, arti marziali anche come concentrazione della mente, meditazione e tutto ciò connesso ai particolari movimenti di esercizio fisico.

Secondo i racconti Li Ching-Yuen prese la sua forza vitale nelle montagne, dove ci rimase per 100 anni, raccogliendo e imparando tutti i segreti delle erbe medicinali, e bevendo vino di riso! A 71 anni si arruolò nell'esercito cinese,  con il ruolo di tattico e insegnante di arti marziali.

Negli ultimi anni di vita, il maestro avrebbe vissuto con la sua ventiquattresima moglie, una donna di sessant'anni. Nel 1928 ci contavano almeno 180 discendenti su 11 generazioni molti dei quali si presume già morti anche più di 150 anni. Nel 1927, il generale Yang Sen, ammaliato dalla sua vitalità , lo invitò nella propria, qui fu scattata la sua unica fotografia.

 A quanto abbiamo potuto appurare era un perfetto salutista. È noto di come una rigida dieta alimentare annessa ad alcune tecniche di meditazione possa beneficiare per allungare e migliorare la vita di un essere umano, ma tanto per poter vivere fino a 256 anni?

 Fu anche un commerciante di lingzh: noto anche come reishi, è un fungo poliporoso appartenente al genere Ganoderma. Ma non solo, bacche di goji, ginseng selvatico, delle quali preparava anche per se stesso delle tisane con altre erbe cinesi. Si dice che bevesse anche vino si riso.

 Nel 1933 dopo la sua morte, un suo discepolo, il suddetto Yang Sen scrisse come Li Ching Yuen, se pur con più di 250 anni, fosse stato un uomo fortunato (一个250岁长寿老人的真实记载), descrivendolo avente una buona vista, passo veloce, alto sette piedi.

Nel 1908 Li Ching e il suo discepolo Yang He Xuan pubblicarono un libro, I segreti dell'immortalità di Li Qingyun  

Nel 1920, il generale Xiong Yanghe intervistò Li, pubblicando un articolo al riguardo nel giornale dell'Università di Nanchino quello stesso anno Nel 1926, Wu Peifu invitò Li a Pechino. Questa visita coincide con l'insegnamento di Li presso la Società di meditazione dell'Università di Pechino su invito del famoso maestro di meditazione e autore Yin Shi Z

Il mito di Lip apparve con il suo necrologio, sul New York Times del 6 maggio 1933, qualche giorno dopo anche sul Time! Gli abitanti della sua terra dicevano di conoscere Li fin quando da quando erano bambini, e i loro nonni e bisnonni lo stesso, asserendo che non fosse mai invecchiato.

 Quando morì furono fatte delle ricerche anche dal professor Wu Chung-chien, riuscendo a scoprire la data del 1677, e che nel 1827 l'imperatore del tempo avesse rivolto gli auguri a Li per il 150 esimo compleanno.

Nel 1877 l'imperatore Guangxu inviò a Li Ching-yun la lettera dell'augurio dei 200 anni, ma questa non arrivò mai a destinazione, poiché incombeva la guerra civile. In conclusione l'età di Li risulta oltre il doppio dell'età massima raggiunta da una persona, 122 anni da parte Jeanne Calmet.

venerdì 24 dicembre 2021

Frasi di Natale da scrivere e da dire

Ed eccoci arrivati anche quest'anno al Natale, mancano davvero poche ore al tradizionale cenone e a quella notte magica che per quale arcano mistero si differenzia da tutte altre. Anche per Natale 2021 sono immancabili le frasi che vorrei suggerire e da dedicare o dire a voce ai vostri cari. Vi auguro un sereno Natale con salute!

Buon Natale per il tuo partner
  La prima persona alla quale volete dedicare gli auguri di un Buon Natale sarà sicuramente il vostro partner. Che cosa scrivere? 

  • Tu sei come la Stella Cometa che illumina la mia strada!
  • Ti amo perché sei il mio Natale migliore;
  • Natale è amore, io l'ho trovato da quando ti ho incontrata;
  • Questa notte respiro un'atmosfera magica, respiro il tuo amore;
  • Auguri amore per un magico Natale.
Buon Natale alla tua mamma
  • Sono fortunato perché sei mia mamma. Buon Natale;
  • Che questa santa notte possa regalarti tutto ciò che desideri;
  • Buon Natale mamma, non mi importa se ho 10 o 40 anni, il mio amore per te è incondizionato;
  • Tu che anche quando non parlo capisci il mio umore. Basta solo un tuo sguardo per conoscere il mio infinito. Ti voglio bene mamma, Buon Natale 2021.
Per amici e contatti
  • Ricordati che io ci sarò sempre per te. Trascorri un sereno Natale.
  • Amati sempre e ama la magia del Natale.
  • Brinda affinché questo Natale possa regalarti tutto quello che desideri.

mercoledì 22 dicembre 2021

I 5 personaggi mitologici più terrificanti del Natale

Chi l'ha detto che a Natale esistano solamente dei personaggi buoni come: Babbo Natale, la Befana o i Re Magi; la storia ci racconta che durante il periodo natalizio in Europa (specialmente quella del nord) sono nati nel corso dei secoli delle figure e leggende veramente terrificanti. Leggendo il post potrete notare che ognuno è accomunato da una data precisa, ma non si tratta propriamente della Vigilia o del 25 dicembre.


I 5 personaggi mitologici più terrificanti del Natale




1- Belsickel  -  Figura mitologica che arriva dalla Germania, precisamente dalla regione del Palatinato ed è legato al mito di San Nicola. Belsickel è presente anche nelle comunità olandese della Pennsylvania.

Questro strano personaggio è connesso come altri aiutanti di San Nicola nel folklore dell'Europa di lingua tedesca, nello specifico con la figura mitologica di Knecht Ruprecht, un servitore di San Nicola. A differenza di altre figure, Belsnickel è un solitario, e visita da solo le famiglie. Il suo carattere comporta sia aspetti minacciosi che benigni. 

Veste in maniera abbastanza povera:  una pelliccia e una maschera con una lingua di fuori. Indossa abiti strappati, logori e sporchi e porta in mano una frustra con cui picchiare i bambini cattivi, ma anche tasche piene di torte, caramelle e noci per i bambini buoni. Fa visita alle famiglie 1 - 2 settimane prima della Vigilia di Natale. Bussava alla porta o alla finestra con il suo bastone e spesso i bambini dovevano rispondere a una domanda per lui o cantare qualche canzone. In cambio lanciava caramelle sul pavimento. 

 



2 -   Krampus - Ci sarebbe molto da dire sui Krampus. In generale questo diabolico personaggio è di origine germanica, (conosciuti anche come David il Conte) e accompagnano San Nicolò, segnatamente nella notte tra il 5 e 6 dicembre. Questa tradizione nasce circa 500 anni fa e tuttora vengono celebrate festeggiate in Slovenia, Croazia, Austria, Italia (Trentino-Alto Adige e Friuli).

Ma chi sono i Krampus?  rappresentano degli uomini - caproni con facce coperte da maschere diaboliche e spaventose. In lingua bavarese la parola Krampus vuol dire: morto, putrefatto, oppure in lingua tedesco significa ''artiglio''.

Si narra che questa bestiale figura nacque intorno al basso medioevo durante i periodi di carestia in cui giovani dei villaggi di montagna si travestivano utilizzando pellicce e corna di animali per derubare le persone. Dopo un po di tempo i giovani notarono che all'interno del gruppo c'era un impostore: era il diavolo in persona riconoscibile solo grazie alle zampe a forma di zoccolo di capra.

Si aggirano per i viottoli dei paesi di montagna alla ricerca dei bambini "cattivi". Le loro maschere diaboliche incutono timore. Vestiti di abiti sporchi, provocano rumori molesti con i loro corni e campanacci. In Sardegna esistono delle figure simile chiamate: I Sos Boes (buoi) e Sos Merdules (padroni dei buoi), e altre ancora. Maschera tipiche del carnevale dell'isola, che in genere inizia il 16 gennaio.

 


3 - Knecht Repruchet - Altro losco personaggio che arriva dalla Germania segnatamente tra la notte del 5 - 6 dicembre. Apparso a fine 1660, la chiesa cattolica lo condannò come incarnazione del demonio stesso. La figura viene descritta come un monaco con lungo mantello sudicio e barba lunga e sporca.







4 - Gryla  - Grýla è una figura gigantessa che vive nelle montagne dell'Islanda. Durante il periodo natalizio scende dalle valli a caccia di provviste invernali. Il suo piatto preferito è lo stufato con carne di bambino. La figura è davvero orribile: occhi blu ghiaccio, corna di capra sulla testa, orecchie a punta, barba lunga e incolta.




5 - Père Fouettard o Père Fouchette  - È un personaggio mitologico del folklore natalizio francese che arriva nei villaggi transalpini il 6 dicembre come aiutante di San Nicola, ma al contrario del santo minaccia con una frusta i bambini cattivi. Père Fouettard viene raffigurato con una lunga barba grigia e incolta.








Come dicevo all'inizio dell'articolo tutte e cinque i personaggi sono accomunati da una data precisa il 6 dicembre e rappresentano l'alter-ego "cattivo" e "oscuro"  di San Nicola portatore di doni.



lunedì 20 dicembre 2021

Maria Mangrofa: la strega della Sardegna che si cibava di Fanciulli

 


 Si narra in un tempo passato in Sardegna che prima di nascere Orosei, ci fosse un piccolo villaggio di nome Riunas nel quale vivevano persone alte anche 5 metri. Quando l'uomo, quello simile a noi venne a conoscenza di questo luogo ancestrale, i giganti deciso di abbandonare il villaggio, alcuni si nascosero in grotte impervie e mai più videro la luce. Assieme a loro viveva una donna Maria Mangrofa, protagonista di avvincenti storie che riguardano le leggende sulla Sardegna.

Vi è anche un'altra versione che si discosta un po da quella appena narrata: i giganti non erano nient'altro che i costruttori di nuraghi con le loro mogli gigantesse. Alcuni asseriscono che avessero un aspetto orribile, per questo esiliati volutamente da altre persone. Nel momento che i giusti (si fa per dire) tornarono, gli uccisero, altri, come Maria Mangrofa, vollero non allontanarsi non troppo dal loro villaggio. La donna trovò riparo presso una piccola collina, Santa Lucia, all'interno di un Nuraghe semidiroccato, diventando la sua dimora.

 Maria era una donna bellissima: alta, capelli lunghi e biondi, ma per proteggersi dagli uomini aveva il potere di trasformarsi in donna bruttissima o come un animale, praticamente una strega. Quando dovette fuggire portò con se le sue ricchezze: splendidi filati, monete d'oro e un telaio tutto d'oro.

Col passare degli anni a causa della sua posizione sempre curva all'interno della grotta, Maria sviluppò la gobba, è a causa delle impervie condizioni dove alloggiava, divenne di un aspetto orribile. Inoltre in lei si celava un dolore immenso il mal d'amore, poiché il suo promesso sposo non fece mai ritorno.

Le persone raccontavano che all’interno della sua grotta si trovassero bauli colmi di preziosi oro. Probabilmente oggetti facenti parte del suo corredo di nozze. Si dice che alcuni temerari provarono a rubare quelle ricchezze.

Un giorno un contadino udì dei lamenti provenire dal quel mistico nuraghe, se pur conoscendo i racconti dei suo avi, decise di addentrarsi nella caverna scovando bauli colmi di tesori. La gioia però durò poco, Maria Mangrofa comparve di fronte all'uomo scortata da due leoni. 

 La strega disse che se l'uomo avesse rubato anche una sola moneta o svelato a qualcun altro il segreto sarebbe morto. Il contadino pur spaventato scappò prendendo alcune monete: l'indomani fu ritrovato il  corpo dilaniato nel suo terreno.

Oltre a essere una strega, molte fonti parlano di Maria Mangrofa ingorda di carne umana,in particolare di bambini. Si narra che un giorno catturò due fanciulli, uno riuscì a scappare assistendo al terribile finale del suo amico, e il bambino avvertì i compaesani.

Molti con forconi e bastoni andarono alla caccia delle strega, riuscendo a catturarla, ma malgrado tutti gli innumerevoli metodi per ucciderla non riuscirono nel loro intento. Ancora oggi alcuni asseriscono che Maria Mangrofa si nasconda non lontano dal paese.

La strega sarebbe una talentuosa tessitrice, per questo molto apprezzata. Una mattina di tanto tempo fa un bambino decise di andarla a trovare, ma non fece più ritorno a casa. Di queste storia la Sardegna è un scrigno incredibile. Leggende nate nella notte dei tempi, e che a noi piace credere sempre.


mercoledì 15 dicembre 2021

Venerdì 17: porta sfortuna, tra storia, sacro e mondo latino

 


Fin da bambino ho sempre sentito dire che il giorno venerdì 17 porta sfortuna, oppure di non passare dietro una scala, e che gli stessi gatti neri portano presagi funesti. Le persone più superstiziose provano a scacciare la negatività di questi presunti eventi con amuleti o riti contro una ipotetica sorte avversa. Ma da dove nascono tutte queste credenze o meglio dicerie?

A livello storico possiamo dire che nell'Antica Grecia i pitagorici erano avversi al numero 17 perché si trovava in mezzo ai due numerio 16 e 18, due numeri considerati dagli studiosi come la perfetta rappresentazione dei quadrilateri 4 x 4 e 3 x 6. 

Ma vi è anche un'altra spiegazione da non sottovalutare: venerdì, ovvero Venerdì Santo è stato il giorno della morte di Gesù, è associato al 17 riguardante la spiegazione ellenistica diventa l'emblema rappresentazione di giorno nefasto, per le popolazioni di cultura greca - latina.

Altra motivazione che fa parte ancora della sfera cristiana: nell'Antico Testamento, la data di inizio del diluvio universale è proprio il 17 del secondo mese, che per la bibbia sarebbe lo stesso giorno della morte di Gesù. Ancora, il 17 dicembre nel 497 a.c ebbero inizio le prime feste de Saturnali e il 17 febbraio era dedicato al dio Quirino. La chiesa ovviamente le aveva interdette, perché secondo loro celebrazioni pagane ed esoteriche.

Nel Medioevo le cose non sono andate meglio: a causa dell'analfabetismo molto diffuso, il numero 17 veniva scritto con i numeri romani XVII, è confuso con il suo anagramma VIXI, che in latino significa “vissi”, ovvero “sono morto”,scritta nelle tombe dei militari morti in guerra.

Il 17 nel mondo latino fa anche riferimento alla battaglia di Teutoburgo, avvenuta nel 9 d.c, dove l'esercito romano si scontrò con i germani di Arminio. Fu un vero disastro, infatti in quella battaglia le legioni XVII, XVIII e XIX vennero distrutte. Da quel momento quei numeri furono considerati presagi di sventura.

Nella Cabala invece il 17 ha una funzione benefica: nasce dalla somma delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2). Una volta lette si traducono nella parola tôv, che vuol dire “buono, bene. Esiste anche una vera fobia, la paura del 17 viene denominata eptacaidecafobia.

Anche la smorfia napoletana associa il numero 17 alla sfortuna. In altre parti del mondo, specialmente in quelli anglossassoni il numero porta sfortuna per antonomasia risulta essere il 13. E per finre alcune curiosità: la Renault ha venduto il suo modello “R17” in Italia come “R177”. Come si dice tutto il mondo è paese!