martedì 20 aprile 2021

Papessa Giovanna: il Parto e la Lapidazione

 


La reale esistenza della Papessa Giovanna è un tema affascinante, contestualizzato ancora di più grazie ad alcuni racconti che la descrissero come l'unica donna della storia a capo della chiesa Cristiana: per due anni dall'853 all'855 sotto il nome di Giovanni VII. Tra l'altro vi suggerisco un film del 1972 la papessa Giovanna fatto veramente bene.

 Il primo a raccontare di questa incredibile storia fu il domenicano Jean de Mailly nel XIII secolo, in “Chronica universalis Mettensis''. A seguire troviamo il trattato scritto dall’inquisitore domenicano Étienne de Bourbon Tractatus de diversis materiis predicabilibus.

A quanto pare Giovanna non si asteneva dai piaceri della carne, e rimase incinta di uno dei suoi tanti amanti. Proprio nel corso di una processione di Pasqua, il Corteo Papale era nei pressi della basilica di San Clemente, i fedeli si strinsero attorno al cavallo che portava il Pontefice. Il cavallo del Papa, impaurito, reagì violentemente provocando a "Papa Giovanni" un travaglio prematuro.

Scoperta la gravidanza della donna, la papessa fu legata a un cavallo e trascinata per le strade di Roma. Poi lapidata a morte dalla folla inferocita, nei pressi di Ripa Grande. Giovanna fu sepolta tra San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano. A quanto pare negli anni successivi questa strada fu evitata volutamente dalle processioni papali.

Scavando ancora più affondo, ecco i racconti di Mailly e Bourbon, i quali ci raccontano nell'XI° secolo la chiesa ebbe una papessa senza nome, la quale poteva essere nata in Inghilterra o da genitori inglesi, ma cresciuta ed educata in Germania a Magonza. Allevata quindi come un ragazzo anche grazie ai suoi ingannevoli travestimenti in abiti maschili,, riuscendo a prendere i voti come monaco col nome di Johannes Anglicus per poi arrivare sino al soglio pontificio, succedendo a papa Leone IV, col nome di Giovanni VIII

Mailly ha evidenziato come il nome della papessa non fu mai riportato nelle liste dei pontefici, probabilmente per far passare tutto sotto traccia, ma menziona un’iscrizione nella quale è incisa sulla tomba di Giovanna: Petre Pater Patrum Papisse Proditum Parto, che significa: “Pietro, padre dei padri, proteggi il frutto del parto della papessa”.

sabato 10 aprile 2021

L'Influenza Spagnola in Sardegna

 


 Correva l'anno del Signore 1918, la Grande Guerra era al suo epilogo ma un'altra calamità iniziava ad abbattersi sul mondo intero, su l'Italia e la stessa Sardegna - la Peste Spagnola, comunemente chiamata l'Influenza Spagnola.

Inizialmente si pensò ad una banale influenza, invece, presto, si diffuse a macchia d'olio contagiando quasi un miliardo di persone, provocando più di 50 milioni di morti in tutti il globo. In Italia si contarono 600 mila vittime, come la Prima Guerra mondiale

Tra le Regioni più colpite come indice di popolazione e percentuale ci fu la Sardegna con 12 mila morti, in guerra i sardi falciati dalle bombe furono 13 mila.

 Nei resoconti dei medici, le autopsie evidenziavano che le persone morivano soffocati dai loro stessi fluidi, emanati dai “polmoni rossi e gonfi, congestionati di sangue emorragico e ricoperti di una patina rosa e acquosa .La medicina poteva ben poco: i medici davano ai pazienti la tintura d’oppio canforato (analgesico), per stimolare il sistema nervoso ed estratti dalla pianta Digitale per sostenere il cuore.

Molti anni più tardi si scoprì che il contagio avvenne da una variante del virus H1N1, contratta forse in Asia da persone venute in contatto con pollame vivo, e portata probabilmente in Europa dai Soldati Americani dopo l'aprile del 1917.

In Sardegna, il giornale L’Unione Sarda del 26 ottobre 1918, nella cronaca di Cagliari, scriveva “L’influenza epidemica nella Provincia''. Il medico provinciale dott. Frongia presentava al Consiglio la propria relazione sull’andamento dell’epidemia nella provincia e i provvedimenti adottati; egli dichiarava che: “l’infezione comparve a Cagliari quasi certamente per via mare.

  Negli ultimi 15 giorni: dal 5 ottobre, furono accertati 639 casi per influenza. A Cagliari nello stesso periodo di tempo morirono 30 persone, e di bronco-polmonite da attribuirsi ad influenza altre 41. I comuni più colpiti furono quelli di Lanusei, Tortolì, Arbus, Gonnesa, Tonara e Villamar”.

La sera o la mattina presto passava per le vie di paesi ormai spettrali una carretta che portava via i cadaveri accatastati uno sull’altro, sui quali si spargeva la creolina e venivano sepolti all’interno del cimitero in fosse comuni.

 Sul finire della Grande Guerra, il giovane prefetto Frutteri di Costigliole – rappresentante del governo per la provincia più estesa d’Italia che da Cagliari arrivava ad Oristano e Macomer e Bosa, fu lui a impartire rigide istruzioni perché anche dalla rete delle parrocchie venisse un contributo attivo al contenimento della epidemia di spagnola

 Una strage forse evitabile, come scrissero alcuni politici sardi dell'epoca, puntando il dito su una prevenzione inesistente, se non troppo tardi quando l'epidemia nell'autunno 1918 ormai iniziava a mietere sempre più vittime.

 Furono evitate le feste patronale e che le persone estranee alle famiglie potessero presiedere ai funerali e altre cerimonie. A 100 anni da un'altra epidemia come quella del Covid, le regole sembrano essere ancora le stesse. 

Assai più rigide erano le regole per gli stessi parroci: ai quali si chiedeva di evitare di sollevare polvere dalle panche, dagli altari e confessionali. Evitare di baciare le Sacre Reliquie dei santi” e la riduzione dei tempi delle liturgie le Sacre Reliquie dei santi” e la riduzione dei tempi delle liturgie.

Negli ultimi mesi del 1918, in Sardegna morirono circa diecimila persone, e ne morirono altre tremila nei due anni successivi. In Italia i casi mortali accertati furono 330 mila. Soltanto sul finire del 2020 e i primi mesi del 2021 l'incubo sembra essere al suo epilogo. Dopo la Grande Guerra i nostri avi dovettero combattere con un nemico forse ancor più terribile che quello delle trincee. Un nemico invisibile, che ciclicamente torna sempre con altri nomi a fare visita all'uomo.

lunedì 5 aprile 2021

Inquisizione nella Signoria della Mirandola: 10 Persone Arse Vive

 


Parliamo di nuovo di inquisizione, oggi racconteremo il processo e Caccia alle Streghe nella Signoria della Mirandola. Tale processo fu una vera è propria persecuzione che portò al rogo tra il 1522 e il 1525 10 persone: 7 uomini e 3 donne.

A seguito di tali processi, l'umanista e scrittore Gianfrancesco Pico scrisse un libro denominato ''il Libro detto strega o delle illusioni del demonio'', considerata il primo vero trattato di demonologia pubblicato in lingua volgare, poi tradotto anche in altre lingue. Il manuale riprende i temi del famoso tratto in latino Malleus Maleficarum.

La Caccia alle Streghe nella Signoria della Mirandola fu promossa da Girolamo Armellini da Faenza: Inquisitore di Parma e Reggio Emilia. Armellini stava facendo delle indagini in merito ad alcune voci che asserivano di persone viste impegnate in strani rituali notturni che si svolgevano nei contadi attraversati dal fiume Secchia.

Tale pratiche scandalose, (secondo l'accusa) rimandavano a concetti peccaminosi connesso ai riti dei Sabba; nei quali vari individui erano dediti a peccati della carne e adorazione del maligno, che in questo caso viene appellato come Gioco della Donna, oltre il disprezzo stesso del Crocefisso.

Il luogo del peccato era stato identificato nei contadi attraversati dal fiume Secchia, in particolar modo nella villa di Cividale vicino alla Mirandola.

Aiutato dal vicario generale del Sant’Officio locale, Luca Bettini, l'inquisitore fra Girolamo Armellini istituì un processo penale nei confronti di circa sessanta persone, l'inchiesta sconfinò persino nel distretto di Mantova, distretto di non sua competenza, ma dell’Inquisitore e medico Giovanni Mainardi. Tale indagine fece scaturire delle diatribe tra i due magistrati e alimentò vecchi rancori in materia territoriale tra il Pico ed il marchese di Mantova Federico II Gonzaga.

  I processi ebbero inizio e si svolsero presso il convento domenicano situato presso l'attuale Oratorio della Madonna della via di Mezzo e condotti anche con la tortura. In data 22 agosto 1522, la prima persona a finire arsa viva fu don Benedetto Berni, reo secondo l'accusa di aver somministrato delle ostie consacrate ad una strega affinché se ne servisse nei suoi sortilegi. 

L'anno successivo, la stessa sorte toccò ad altre sei persone: Francesco da Carpi, Bernardina Frigieri, Maddalena Gatti, Camilla Gobetta del Borghetto, Andrea Merlotti e Marco Piva. Al contrario di altri processi, l'opinione pubblica si mostrò indignata. 

Nel maggio 1523 ci fu una pronta risposta da parte di Giovanni Francesco Pico, il quale scrisse in appena dieci giorni il dialogo in tre libri Strix, sive de ludificatione daemonum, per giustificare l'uccisione degli accusati di stregoneria.

 Sul finire dello stesso anno, ci furono altri tre arresti: il notaio Giovan Pietro Colovati; Nicolò Ferrari di Mirandola e Aiolfo della Bernarda. I tre trovarono rifugio presso l vescovo il vicario episcopale. Ma l'inquisitore fra Girolamo Armellini, tramite intercessione del Pontefice Clemente VII, aiutato da un altro inquisitore Francesco Silvestri e il vescovo di Pola, Altobello Averoldi, riuscirono a catturare i tre fuggitivi e condannarli tramite pena capitale mediante rogo.

Purtroppo dopo la grande Caccia alle streghe, ci furono molti altri processi e persone arse vive, perché considerate ancora adoratori di Satana e blasfemi. Il tribunale dell'Inquisizione di Modena venne abolito il 6 settembre 1785 dal duca Ercole III d'Este



http://www.ereticopedia.org/processo-streghe-mirandola

https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia_alle_streghe_nella_Signoria_della_Mirandola






 

 

 

 

 

 

 

 

 


lunedì 29 marzo 2021

La Vera ORIGINE e Significato ESOTERICO della PASQUA

 


Per il mondo cristiano la Pasqua è la ricorrenza liturgica più importante, ma come in altre feste, tale ricorrenza veniva celebrata dalle popolazioni pagane ancor prima dell'avvenuta di Cristo. Oltre tutto, questa festività è detta mobile, in quanto viene celebrata la prima domenica che segue la luna piena, subito dopo l'Equinozio di Primavera. Un altro elemento che ci indica come la chiesa troppo spesso ha volutamente preso spunto da altre tradizioni radicate nel tempo per farle poi a proprio piacimento.

Non a caso in lingua inglese la parola Ester (Pasqua) deriva dal tedesco antico Ostara, che le popolazioni locali celebravano in concomitanza con l'Equinozio di Primavera. A sua volta, la parola Ostara prende il nome da quello della dea Eostre, dea della fertilità e del sole nascente. Tale festività prese sempre più diffusione anche in altre parti d'Europa connesso alle invasioni germaniche.

Volendo scavare ancora più affondo, troviamo un ulteriore affinità con altre culture indo - europee, con la figura mitologia greca di Estia, figlia di Crono e Rea. Ovviamente, vi è una connessione anche con la cultura romana nella figura di Vesta, sorella di Giove, Nettuno e Plutone. 

La festività di Ostara era molto sentita per le popolazioni nordiche e germaniche, poiché simboleggiava la rinascita della luce dopo svariati mesi nei quali le tenebre avevano fatto da padrone. Per l'occasione le sacerdotesse della divinità, eseguivano un rito particolare, nel quale accendevano un cero (successivamente assimilato con il culto cristiano) - che simboleggiava la fiamma eterna della vita, per spegnerlo solo all'alba del giorno dopo.

Anche ulteriori elementi furono presi dalla festività pasquale: il coniglietto pasquale, noto anche come coniglio di primavera - simbolo incentrato sulla fertilità e prosperità, e l'uovo di Pasqua che simboleggia l'esistenza, la nascita della vita, conosciuto anche come uovo cosmico - ossia la creazione dell'Universo!

 Ovviamente oltre a una spiegazione europea, c'è ne una che ci porta fino alla civiltà Babilonese e all'adorazione 2000 prima di Cristo di un loro dio, Tammuz, il cui culto poi si diffuse in tutto il Mediterraneo - Grecia compresa.

Tammuz fu riportato in vita dagli inferi da sua madre/moglie, Ishtar (da cui la festa prende il nome, Easter, Pasqua in inglese). Nella maggior parte dei dialetti di origine semitica «Ishtar» è pronunciata «Easter». Come possiamo vedere sono davvero troppe le affinità con la Pasqua Cristiana.

Il Significato Esoterico della Croce

 La croce è un simbolo antico, rappresenta il misticismo come il credo spirituale e pratica religiosa. Essa simboleggia le quattro stagioni dell'anno; i quattro punti cardinali; le quattro via della scienza, dell'arte, della filosofia e religione; e le quattro età dell'uomo: oro, argento, ferro e rame.

 

 


venerdì 26 marzo 2021

Franz Schmidt: il Boia di Norimberga che Giustiziò 361 Persone

 


Come Mastro Titta anche Franz Schmidt: il boia di Norimberga annottava i nomi delle persone giustiziate su un diario personale, dove con incredibile meticolosità elencava le varie fasi del suo lavoro! Franz Schmidt esercitò il mestiere di esecutore (henker in tedesco) per ben 45 anni, dal 1573 al 1617, giustiziando 361 persone

Le pene capitali potevano variare: taglio della testa con l'ascia; impiccagione; ruota o squartamento. Quello che è certo che fu il boia più prolifico della storia in Germania. Egli potrebbe essere stato (le date coincidono alla perfezione), il boia materiale del fatidico serial killer tedesco dell'epoca Peter Nirsch, del quale vi è un video pubblicato su You Tube  - autore di 520 vittime accertate.

 La storia di Schmidt non si differenzia molto con quella di Charles-Henri Sanson, il boia più famoso di Francia. Infatti anche Franz prese il posto del padre nel ruolo di esecutore. Sappiamo che il genitore fu costretto a diventare boia, dopo aver svolto alcuni lavori precedenti come quello di tagliaboschi, ma la situazione economica lo costrinse a prendere questa decisione. Tale era la sua avversione a questo lavoro, che nelle sue prime esecuzioni piangeva, probabilmente perché non si sentiva a suo agio a far morire qualcuno, se pur un infame.

 Inizialmente Frantz aiuta il padre a tenere fermi i condannati durante l’interrogatorio, la tortura o l’esecuzione, conosce gli strumenti e li lava.

La sua prima esecuzione avviene nel 1573, all’età di diciannove anni, tramite impiccagione. Il giovane sembra essere tagliato per questo mestiere, tanto che il mastro del paese ne chiede la nomina ufficiale. Passano solo alcuni mesi Franz è chiamato in un altro villaggio a a Kronach per eseguire un 'altra esecuzione.

Il condannato a morte, un certo Barthel Dochendte, reo di aver ucciso tre persone, la sua pena è stata comminata tramite ruota: una punizione decretata per chi si macchiava di efferati omicidi. La ruota è una delle pene capitali di morte più difficili da eseguire, poiché il condannato legato a una grande ruota fissata con un grande palo, il boia deve rompere i suoi arti senza provocare la morte immediata, ma cercando di farlo sopravvivere e soffrire il più a lungo, provocando la fuoriuscita delle ossa. Si dice che Franz prima di dare il colpo di grazia fratturava le ossa del condannato per 31 vole di seguito, prima di infliggere un colpo di grazia al petto o al collo.

Un anno più tardi nel 1574 inizia ad annottare alcune righe su un diario del suo lavoro, in particolare per il pluriomicida Klaus Renckhart, che entrato con un complice in una casa di un mugnaio, lo hanno ucciso e poi abusato della moglie e governante. La moglie poi fu costretta a cuocere un uovo e mangiarlo assieme a Klaus sopra il cadavere del marito.

Dopo l'ennesima esecuzione - Franz Schmidt acquisì sempre più notorietà, trasferendosi a Norimberga diventando il boia della città. Qui conobbe e sposò una donna dalla quale ebbe sette figli. Grazie a un ottimo stipendio poteva vivere una vita agiata e avere un'abitazione di tutto rispetto, al cospetto di Mastro Titta che oltre il Tevere aggiustava e vendeva ombrelli.

Il diario Franz Schmidt è un ottimo strumento per capire la vita sociale in Baviera nel 1600. Al suo interno sono riportate le 361 esecuzioni capitali e 345 punizioni minori. Ogni esecuzione ha una sua data il luogo, il nome del condannato, il metodo di esecuzione e i reati di cui si era macchiato e su cui si basava la sentenza di morte.

Tra le pene capitali, vi era anche quella dell'annegamento, prevista a danni di donne che si erano macchiate del reato di infanticidio, poi abolita è commutata nella pena dell’uccisione tramite la spada. Fu lo stesso Schmidt che chiese di cambiare il supplizio dell’annegamento, poiché troppo faticoso per il boia in termini di tempo e energia.

 La condannata veniva chiusa dentro un sacco e gettata in un lago o fiume da un palco costruito nelle immediate vicinanze della riva. Spesso capitava che le sfortunate non morivano subito, perciò i boia o il suo aiutante con un lungo palo di legno dovevano spingere continuamente  il sacco sott'acqua.

Il 13 agosto 1594, Franz è chiamato a giustiziare due criminali particolari. Salgono sul patibolo Christoff Mayer, un tessitore di fustagno, e Hans Weber, un fruttivendolo. I due sono colpevoli di aver praticato sodomia insieme, scoperti da un ragazzo di bottega a fornicare dietro a una siepe. Il primo scrive Franz è un sodomita di vecchia data.

Il tessitorie viene giustiziato con morte veloce tramite decapitazione, poi il cadavere viene messe al rogo assieme a Hans, che invece viene arso vivo.

Oltre alle pena di morte, Franz eseguiva anche pene capitali per reati considerati minori. Il metodo più utilizzato era lo “strappado“. Al condannato gli venivano legate le mani dietro la schiena e attaccati dei pesi ai piedi; il fine era quello di lussare le spalle e portare dei dolori insopportabili alle spalle e alla schiena.

Ma vi erano delle torture ancor più sadiche: mutilazioni, cavare gli occhi per tentato omicidio o amputare dita e lingua, che nonostante in Germania stavano scomparendo definitivamente a Norimberga rimangono.

Franz scrisse che per nove volte dovette tagliare arti di malfattori, prostitute e ladri e incidere una grande N sulla guancia di altrettanti corrotti, e in altre 4 circostanza tagliare le orecchie a delle prostitute-ladre.

Nel 1611 a 57 anni la sua mano non è più ferma, il boia necessita di ben tre colpi di spada per decapitare la testa di una donna rea di incesto con il figlio, e riporta il fatto sul suo diario con un laconico “pessimo lavoro”.

A fine carriera ormai 67 enne ha alcuni problemi con due esecuzioni; così il 13 novembre 1617, si appresta a eseguire la sua ultima esecuzione. La vittima è un falsario, Georg Karl Lambrecht, , e la pena è il rogo. Per altro in 40 anni da boia è solo la seconda volta che Franz utilizza questa modalità.

Quando smise iniziò un'altra professione: quella di consulente medico che gli generò abbastanza denaro.  Morì nel 1634, gli fu destinato un funerale di stato e seppellito nel più importante cimitero di Norimberga, non distante da Albrecht Durer e Hans Sachs.

Dopo la morte di lui si disse: Ha mandato all'altro mondo quasi 400 persone, ma grazie alla sua nuova professione di consulente medico ha salvato migliaia di uomini.


domenica 21 marzo 2021

Le Ultime Angoscianti Ore della Regina Maria Antonietta

 


È abbastanza immaginabile il senso di angoscia e sgomento che celasse nella mente di un condannato nelle ultime ore prima di salire al patibolo. Una delle figure più illustri della storia che trovò la morte per pena capitale è la Regina Maria Antonietta.

Questa è storia: nei giorni che successero alla sua esecuzione furono ore atroci e terribili. Imprigionata come la più misera degli esseri, fu accusata di incesto e i suoi capelli diventarono bianchi durante la notte per la disperazione.

La giovane domestica della regina Rosalie Lamorliére ha lasciato delle testimonianze e un prezioso memoriale inerente alle ultime ore trascorse dalla regina alla Conciergerie, prima di lasciare la testa sotto la ghigliottina. Dal punto di vista storico ci sono degli elementi determinanti, poiché racconta la condizione psicologica di Maria Antonietta in quelle ore.

La mattina del 16 Ottobre 1793, giorno dell’esecuzione della regina, la domestica si recò nella cella di Maria Antonietta domandandole se aveva bisogno di qualcosa. La sovrana rispose: <<Figlia mia, non ho più bisogno di nulla, è tutto finito per me>>

 La prigionia alla Conciergerie

Prima di morire la regina trascorse 11 settimane di prigionia: un tempo all'interno di quell'umile cella alla Conciergerie sufficiente per ripensare alla sua vita: un'esistenza fatta prima di allora da un lusso sfrenato; forse una delle sue più grande colpe attribuitele.

Il marito Luigi XVI, giustiziato all'inizio dell'anno, ebbe un trattamento più civile al cospetto della regina. Maria Antonietta fu sottoposta anche a torture psicologiche assurde:  36 ore di un processo suddiviso in soli due giorni. Il procuratore Antoine Quentin Fouquier-Tinville mirava allo scopo di umiliare la regina, forse anche perché straniera. 

Tra le sue principali accuse: «esaurimento del tesoro nazionale», «intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti» con il nemico (l'Austria e i filomonarchici) e «cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato». Era evidente che la donna veniva processata per alto tradimento.

Le ultime ore di Maria Antonietta

Ma torniamo alla mattina del 16 Ottobre 1793, giorno dell’esecuzione della regina: alle 8 in punto, le guardie giunsero nella cella della sovrana, obbligandola a non indossare in vestito nero, quindi mise una lunga veste bianco candido, il colore del lutto per le regine di Francia.

 Il boia Sanson si prestò a tagliarle i capelli, poi legate le mani dietro la schiena come si conveniva ai più miserabili dei farabutti. Successivamente fu costretta salire su una lurida carretta in mezzo a uno scomodo asse di legno, dove in ogni buca presa la faceva sobbalzare.

Stravolta e stanca dal viaggio, ebbe comunque la dignità di non abbassare mai lo sguardo: le scorrili parole della folla non la scalfirono, e il suo viso non ebbe nessuna reazione alcuna all'udire accuse e parole ancor più esplicite che uscivano dalla bocca dei popolani che vedevano in lei tutte le colpe della loro misera vita.

 Arrivata nel luogo dell'esecuzione Place de la Révolution (oggi de la Concorde), non volle alcun aiuto, salendo i gradini con incredibile coraggio. Si racconta che involontariamente pestò un piede del boia, al quale disse: «Pardon, Monsieur. Non l'ho fatto apposta

 Alle 12:15 la lama cadeva e tagliava la testa di Maria Antonietta. Il boia mostrò la testa della regina - gridando ''Viva la repubblica''.

Le spoglie di Maria Antonietta furono gettate in una fossa comune del non più esistente Cimitero della Madeleine, in rue d'Anjou, accanto a Luigi XVI. Qualche anno più tardi con l'intermezzo napoleonico ascese al trono Luigi XVIII, fratello minore del re ghigliottinato che volle dare una dignitosa sepoltura al fratello e sua cognata.

Il 18 gennaio 1815 furono ritrovate le spoglie della regina: benché il corpo era ridotto a un mucchietto di ossa, venne riconosciuta dalle sue giarrettiere. La testa, invece era in perfetto stato di conservazione, la quale provocò sgomento nel poeta Chateaubriand (presente al ritrovamento), il quale svenne.

 Il 21 gennaio 1815, giorno in cui cadeva il ventiduesimo anniversario dalla morte del re, avvenne una solenne processione sino all'abbazia di Saint-Denis, dove Luigi XVI e Maria Antonietta furono inumati nella necropoli reale; su parte del cimitero della Madeleine.






giovedì 18 marzo 2021

La tragica Morte di Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano

 


La tragica morte della principessa Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano mi ricorda per alcune sfaccettature, la fine brutale di Giuseppe Prina. 

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, nacque a Torino l'8 settembre del 1749. A Palazzo Carignano è un giorno di festa: ella è la quarta figlia di Luigi Vittorio di Savoia-Carignano e di Cristina Enrichetta d'Assia-Rotenburg.

Si narra che il giorno della sua nascita, la mamma doveva prendere parte a una festa popolare presso la basilica di Superga; ma costretta a rinunciare perché iniziarono le doglie. Maria Teresa ha un'infanzia tranquilla: trascorre le sue giornate con le balie nel bellissimo Palazzo Barocco Carignano

Il mattino dell’8 gennaio 1767 la sua vita cambierà per sempre: la principessa viene promessa in sposa al principe di Lambelle, che nelle veci del l barone de Choiseul-Beaupré, nello studio del Re di Sardegna, porta con sé una missiva di Sua Maestà Luigi XV. 

Maria Teresa è ancora 17 enne, non è felice di doversi maritare con uno semi - sconosciuto. La giovane principessa non conosce nulla del suo futuro sposo, se non nell'aver visto un quadro che mostra il giovane rampollo di bell'aspetto, per certi tratti effemminato, capelli color del rame, con colore degli occhi un differente dall'altro.

Solo 9 giorni dopo: il 17 gennaio del 1767 i due giovani si sposano, e Maria Teresa si trasferisce in Francia. Ben presto la sua vita coniugale diventa un inferno a causa di un marito infedele. La principessa soffre di lunghi periodi di depressione.

A soli 19 anni compiuti, si ritrova già vedova: il marito morì dopo aver contratto una malattia venerea. Non volendo perdere i suoi diritti e averi preferisce non sposarsi, se pur come un suo testamento citato in data 1792, affermò di aver avuto una relazione segreta con un amico/amante, un certo M. de Vapoulier.

A partire dal 1771 Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu presentata a corte, la quale fece un ottima impressione ala regina d'Austria Maria Antonietta, tanto da iniziare a frequentare sempre più spesso la corte e diventare amica intima di Maria Antonietta, la quale le conferì la prestigiosa e ben remunerata carica di Sovraintendente della Casa della Regina, che la poneva al di sopra di tutte le dame al seguito della regina. Nei suoi compiti vi era quello di organizzare ricevimenti e balli in onore della regina

 Ben presto però Maria Antonietta si rese conto che la principessa di Lamballe non aveva il carattere per simili incombenze, troppo riservata e legata a una nobiltà arcaica, che la stessa regina detestava, preferendo Madame de Polignac.

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano si trasferì dapprima a Plombières, in seguito compì un viaggio nei Paesi Bassi, riprendendo anche le sue attività caritatevoli e il 12 febbraio 1777 aderì alla massoneria nella loggia di adozione La Candeur, della quale il 18 gennaio 1780 divenne Maestra venerabile.

La Tragica Morte

Nel 1791, due anni dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese mediante frequente corrispondenza, la regina informò la principessa di Lamballe di voler fuggire dalla Francia. Il 20 giugno la famiglia reale in fuga venne catturata a Varennes.

 Maria Antonietta supplicava la sua amica di non tornare a Parigi. Ma quest'ultima, preoccupata per la sorte della regina, fece testamento, rientrò in patria e tornò al seguito della regina alle Tuileries.

Arriviamo al suo epilogo: il 10 agosto una folla inferocita entrò nel palazzo e la principessa insieme alla famiglia reale fu fatta prigioniera presso la Torre del Tempio. Il 19 agosto Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu condotta in un altro carcere quello di Petite Force. Maria Antonietta e la principessa di Lamballe dovettero quindi dirsi addio.

Nei primi giorni del settembre 1792 a Parigi e in altre città francesi ebbero luogo i "massacri di settembre", che videro vittima anche la principessa Lambelle. Si racconta che fu trascinata all'aperto nel cortile della prigione, e in un sommario processo come ultime parole disse''Non è il mio cuore'', rivolgendosi alla monarchia.

Dapprima sottoposta a torture, poi decapitata, poi con un coltello squartata. La testa fu appesa su una picca e portata dal Grand Nicolas in corteo. In seguito, la testa mozzata fu gettata nel tavole di un  parrucchiere, per essere lavata, pettinata e incipriata in modo da farla riconoscere

Il suo corpo nudo venne trascinato sotto le finestre della torre del Tempio verso le 15, dove era detenuta Maria Antonietta con la famiglia, svenuta per la notizia. Verso le 19 i resti della principessa furono recuperati dal cittadino Jaques Poitel per ordine del duca de Penthièvre, ricco suocero della principessa. Il corpo fu seppellito accanto a un roseto, nel giardino del castello di Bizy a Vernon.