lunedì 29 marzo 2021

La Vera ORIGINE e Significato ESOTERICO della PASQUA

 


Per il mondo cristiano la Pasqua è la ricorrenza liturgica più importante, ma come in altre feste, tale ricorrenza veniva celebrata dalle popolazioni pagane ancor prima dell'avvenuta di Cristo. Oltre tutto, questa festività è detta mobile, in quanto viene celebrata la prima domenica che segue la luna piena, subito dopo l'Equinozio di Primavera. Un altro elemento che ci indica come la chiesa troppo spesso ha volutamente preso spunto da altre tradizioni radicate nel tempo per farle poi a proprio piacimento.

Non a caso in lingua inglese la parola Ester (Pasqua) deriva dal tedesco antico Ostara, che le popolazioni locali celebravano in concomitanza con l'Equinozio di Primavera. A sua volta, la parola Ostara prende il nome da quello della dea Eostre, dea della fertilità e del sole nascente. Tale festività prese sempre più diffusione anche in altre parti d'Europa connesso alle invasioni germaniche.

Volendo scavare ancora più affondo, troviamo un ulteriore affinità con altre culture indo - europee, con la figura mitologia greca di Estia, figlia di Crono e Rea. Ovviamente, vi è una connessione anche con la cultura romana nella figura di Vesta, sorella di Giove, Nettuno e Plutone. 

La festività di Ostara era molto sentita per le popolazioni nordiche e germaniche, poiché simboleggiava la rinascita della luce dopo svariati mesi nei quali le tenebre avevano fatto da padrone. Per l'occasione le sacerdotesse della divinità, eseguivano un rito particolare, nel quale accendevano un cero (successivamente assimilato con il culto cristiano) - che simboleggiava la fiamma eterna della vita, per spegnerlo solo all'alba del giorno dopo.

Anche ulteriori elementi furono presi dalla festività pasquale: il coniglietto pasquale, noto anche come coniglio di primavera - simbolo incentrato sulla fertilità e prosperità, e l'uovo di Pasqua che simboleggia l'esistenza, la nascita della vita, conosciuto anche come uovo cosmico - ossia la creazione dell'Universo!

 Ovviamente oltre a una spiegazione europea, c'è ne una che ci porta fino alla civiltà Babilonese e all'adorazione 2000 prima di Cristo di un loro dio, Tammuz, il cui culto poi si diffuse in tutto il Mediterraneo - Grecia compresa.

Tammuz fu riportato in vita dagli inferi da sua madre/moglie, Ishtar (da cui la festa prende il nome, Easter, Pasqua in inglese). Nella maggior parte dei dialetti di origine semitica «Ishtar» è pronunciata «Easter». Come possiamo vedere sono davvero troppe le affinità con la Pasqua Cristiana.

Il Significato Esoterico della Croce

 La croce è un simbolo antico, rappresenta il misticismo come il credo spirituale e pratica religiosa. Essa simboleggia le quattro stagioni dell'anno; i quattro punti cardinali; le quattro via della scienza, dell'arte, della filosofia e religione; e le quattro età dell'uomo: oro, argento, ferro e rame.

 

 


venerdì 26 marzo 2021

Franz Schmidt: il Boia di Norimberga che Giustiziò 361 Persone

 


Come Mastro Titta anche Franz Schmidt: il boia di Norimberga annottava i nomi delle persone giustiziate su un diario personale, dove con incredibile meticolosità elencava le varie fasi del suo lavoro! Franz Schmidt esercitò il mestiere di esecutore (henker in tedesco) per ben 45 anni, dal 1573 al 1617, giustiziando 361 persone

Le pene capitali potevano variare: taglio della testa con l'ascia; impiccagione; ruota o squartamento. Quello che è certo che fu il boia più prolifico della storia in Germania. Egli potrebbe essere stato (le date coincidono alla perfezione), il boia materiale del fatidico serial killer tedesco dell'epoca Peter Nirsch, del quale vi è un video pubblicato su You Tube  - autore di 520 vittime accertate.

 La storia di Schmidt non si differenzia molto con quella di Charles-Henri Sanson, il boia più famoso di Francia. Infatti anche Franz prese il posto del padre nel ruolo di esecutore. Sappiamo che il genitore fu costretto a diventare boia, dopo aver svolto alcuni lavori precedenti come quello di tagliaboschi, ma la situazione economica lo costrinse a prendere questa decisione. Tale era la sua avversione a questo lavoro, che nelle sue prime esecuzioni piangeva, probabilmente perché non si sentiva a suo agio a far morire qualcuno, se pur un infame.

 Inizialmente Frantz aiuta il padre a tenere fermi i condannati durante l’interrogatorio, la tortura o l’esecuzione, conosce gli strumenti e li lava.

La sua prima esecuzione avviene nel 1573, all’età di diciannove anni, tramite impiccagione. Il giovane sembra essere tagliato per questo mestiere, tanto che il mastro del paese ne chiede la nomina ufficiale. Passano solo alcuni mesi Franz è chiamato in un altro villaggio a a Kronach per eseguire un 'altra esecuzione.

Il condannato a morte, un certo Barthel Dochendte, reo di aver ucciso tre persone, la sua pena è stata comminata tramite ruota: una punizione decretata per chi si macchiava di efferati omicidi. La ruota è una delle pene capitali di morte più difficili da eseguire, poiché il condannato legato a una grande ruota fissata con un grande palo, il boia deve rompere i suoi arti senza provocare la morte immediata, ma cercando di farlo sopravvivere e soffrire il più a lungo, provocando la fuoriuscita delle ossa. Si dice che Franz prima di dare il colpo di grazia fratturava le ossa del condannato per 31 vole di seguito, prima di infliggere un colpo di grazia al petto o al collo.

Un anno più tardi nel 1574 inizia ad annottare alcune righe su un diario del suo lavoro, in particolare per il pluriomicida Klaus Renckhart, che entrato con un complice in una casa di un mugnaio, lo hanno ucciso e poi abusato della moglie e governante. La moglie poi fu costretta a cuocere un uovo e mangiarlo assieme a Klaus sopra il cadavere del marito.

Dopo l'ennesima esecuzione - Franz Schmidt acquisì sempre più notorietà, trasferendosi a Norimberga diventando il boia della città. Qui conobbe e sposò una donna dalla quale ebbe sette figli. Grazie a un ottimo stipendio poteva vivere una vita agiata e avere un'abitazione di tutto rispetto, al cospetto di Mastro Titta che oltre il Tevere aggiustava e vendeva ombrelli.

Il diario Franz Schmidt è un ottimo strumento per capire la vita sociale in Baviera nel 1600. Al suo interno sono riportate le 361 esecuzioni capitali e 345 punizioni minori. Ogni esecuzione ha una sua data il luogo, il nome del condannato, il metodo di esecuzione e i reati di cui si era macchiato e su cui si basava la sentenza di morte.

Tra le pene capitali, vi era anche quella dell'annegamento, prevista a danni di donne che si erano macchiate del reato di infanticidio, poi abolita è commutata nella pena dell’uccisione tramite la spada. Fu lo stesso Schmidt che chiese di cambiare il supplizio dell’annegamento, poiché troppo faticoso per il boia in termini di tempo e energia.

 La condannata veniva chiusa dentro un sacco e gettata in un lago o fiume da un palco costruito nelle immediate vicinanze della riva. Spesso capitava che le sfortunate non morivano subito, perciò i boia o il suo aiutante con un lungo palo di legno dovevano spingere continuamente  il sacco sott'acqua.

Il 13 agosto 1594, Franz è chiamato a giustiziare due criminali particolari. Salgono sul patibolo Christoff Mayer, un tessitore di fustagno, e Hans Weber, un fruttivendolo. I due sono colpevoli di aver praticato sodomia insieme, scoperti da un ragazzo di bottega a fornicare dietro a una siepe. Il primo scrive Franz è un sodomita di vecchia data.

Il tessitorie viene giustiziato con morte veloce tramite decapitazione, poi il cadavere viene messe al rogo assieme a Hans, che invece viene arso vivo.

Oltre alle pena di morte, Franz eseguiva anche pene capitali per reati considerati minori. Il metodo più utilizzato era lo “strappado“. Al condannato gli venivano legate le mani dietro la schiena e attaccati dei pesi ai piedi; il fine era quello di lussare le spalle e portare dei dolori insopportabili alle spalle e alla schiena.

Ma vi erano delle torture ancor più sadiche: mutilazioni, cavare gli occhi per tentato omicidio o amputare dita e lingua, che nonostante in Germania stavano scomparendo definitivamente a Norimberga rimangono.

Franz scrisse che per nove volte dovette tagliare arti di malfattori, prostitute e ladri e incidere una grande N sulla guancia di altrettanti corrotti, e in altre 4 circostanza tagliare le orecchie a delle prostitute-ladre.

Nel 1611 a 57 anni la sua mano non è più ferma, il boia necessita di ben tre colpi di spada per decapitare la testa di una donna rea di incesto con il figlio, e riporta il fatto sul suo diario con un laconico “pessimo lavoro”.

A fine carriera ormai 67 enne ha alcuni problemi con due esecuzioni; così il 13 novembre 1617, si appresta a eseguire la sua ultima esecuzione. La vittima è un falsario, Georg Karl Lambrecht, , e la pena è il rogo. Per altro in 40 anni da boia è solo la seconda volta che Franz utilizza questa modalità.

Quando smise iniziò un'altra professione: quella di consulente medico che gli generò abbastanza denaro.  Morì nel 1634, gli fu destinato un funerale di stato e seppellito nel più importante cimitero di Norimberga, non distante da Albrecht Durer e Hans Sachs.

Dopo la morte di lui si disse: Ha mandato all'altro mondo quasi 400 persone, ma grazie alla sua nuova professione di consulente medico ha salvato migliaia di uomini.


domenica 21 marzo 2021

Le Ultime Angoscianti Ore della Regina Maria Antonietta

 


È abbastanza immaginabile il senso di angoscia e sgomento che celasse nella mente di un condannato nelle ultime ore prima di salire al patibolo. Una delle figure più illustri della storia che trovò la morte per pena capitale è la Regina Maria Antonietta.

Questa è storia: nei giorni che successero alla sua esecuzione furono ore atroci e terribili. Imprigionata come la più misera degli esseri, fu accusata di incesto e i suoi capelli diventarono bianchi durante la notte per la disperazione.

La giovane domestica della regina Rosalie Lamorliére ha lasciato delle testimonianze e un prezioso memoriale inerente alle ultime ore trascorse dalla regina alla Conciergerie, prima di lasciare la testa sotto la ghigliottina. Dal punto di vista storico ci sono degli elementi determinanti, poiché racconta la condizione psicologica di Maria Antonietta in quelle ore.

La mattina del 16 Ottobre 1793, giorno dell’esecuzione della regina, la domestica si recò nella cella di Maria Antonietta domandandole se aveva bisogno di qualcosa. La sovrana rispose: <<Figlia mia, non ho più bisogno di nulla, è tutto finito per me>>

 La prigionia alla Conciergerie

Prima di morire la regina trascorse 11 settimane di prigionia: un tempo all'interno di quell'umile cella alla Conciergerie sufficiente per ripensare alla sua vita: un'esistenza fatta prima di allora da un lusso sfrenato; forse una delle sue più grande colpe attribuitele.

Il marito Luigi XVI, giustiziato all'inizio dell'anno, ebbe un trattamento più civile al cospetto della regina. Maria Antonietta fu sottoposta anche a torture psicologiche assurde:  36 ore di un processo suddiviso in soli due giorni. Il procuratore Antoine Quentin Fouquier-Tinville mirava allo scopo di umiliare la regina, forse anche perché straniera. 

Tra le sue principali accuse: «esaurimento del tesoro nazionale», «intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti» con il nemico (l'Austria e i filomonarchici) e «cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato». Era evidente che la donna veniva processata per alto tradimento.

Le ultime ore di Maria Antonietta

Ma torniamo alla mattina del 16 Ottobre 1793, giorno dell’esecuzione della regina: alle 8 in punto, le guardie giunsero nella cella della sovrana, obbligandola a non indossare in vestito nero, quindi mise una lunga veste bianco candido, il colore del lutto per le regine di Francia.

 Il boia Sanson si prestò a tagliarle i capelli, poi legate le mani dietro la schiena come si conveniva ai più miserabili dei farabutti. Successivamente fu costretta salire su una lurida carretta in mezzo a uno scomodo asse di legno, dove in ogni buca presa la faceva sobbalzare.

Stravolta e stanca dal viaggio, ebbe comunque la dignità di non abbassare mai lo sguardo: le scorrili parole della folla non la scalfirono, e il suo viso non ebbe nessuna reazione alcuna all'udire accuse e parole ancor più esplicite che uscivano dalla bocca dei popolani che vedevano in lei tutte le colpe della loro misera vita.

 Arrivata nel luogo dell'esecuzione Place de la Révolution (oggi de la Concorde), non volle alcun aiuto, salendo i gradini con incredibile coraggio. Si racconta che involontariamente pestò un piede del boia, al quale disse: «Pardon, Monsieur. Non l'ho fatto apposta

 Alle 12:15 la lama cadeva e tagliava la testa di Maria Antonietta. Il boia mostrò la testa della regina - gridando ''Viva la repubblica''.

Le spoglie di Maria Antonietta furono gettate in una fossa comune del non più esistente Cimitero della Madeleine, in rue d'Anjou, accanto a Luigi XVI. Qualche anno più tardi con l'intermezzo napoleonico ascese al trono Luigi XVIII, fratello minore del re ghigliottinato che volle dare una dignitosa sepoltura al fratello e sua cognata.

Il 18 gennaio 1815 furono ritrovate le spoglie della regina: benché il corpo era ridotto a un mucchietto di ossa, venne riconosciuta dalle sue giarrettiere. La testa, invece era in perfetto stato di conservazione, la quale provocò sgomento nel poeta Chateaubriand (presente al ritrovamento), il quale svenne.

 Il 21 gennaio 1815, giorno in cui cadeva il ventiduesimo anniversario dalla morte del re, avvenne una solenne processione sino all'abbazia di Saint-Denis, dove Luigi XVI e Maria Antonietta furono inumati nella necropoli reale; su parte del cimitero della Madeleine.






giovedì 18 marzo 2021

La tragica Morte di Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano

 


La tragica morte della principessa Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano mi ricorda per alcune sfaccettature, la fine brutale di Giuseppe Prina. 

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, nacque a Torino l'8 settembre del 1749. A Palazzo Carignano è un giorno di festa: ella è la quarta figlia di Luigi Vittorio di Savoia-Carignano e di Cristina Enrichetta d'Assia-Rotenburg.

Si narra che il giorno della sua nascita, la mamma doveva prendere parte a una festa popolare presso la basilica di Superga; ma costretta a rinunciare perché iniziarono le doglie. Maria Teresa ha un'infanzia tranquilla: trascorre le sue giornate con le balie nel bellissimo Palazzo Barocco Carignano

Il mattino dell’8 gennaio 1767 la sua vita cambierà per sempre: la principessa viene promessa in sposa al principe di Lambelle, che nelle veci del l barone de Choiseul-Beaupré, nello studio del Re di Sardegna, porta con sé una missiva di Sua Maestà Luigi XV. 

Maria Teresa è ancora 17 enne, non è felice di doversi maritare con uno semi - sconosciuto. La giovane principessa non conosce nulla del suo futuro sposo, se non nell'aver visto un quadro che mostra il giovane rampollo di bell'aspetto, per certi tratti effemminato, capelli color del rame, con colore degli occhi un differente dall'altro.

Solo 9 giorni dopo: il 17 gennaio del 1767 i due giovani si sposano, e Maria Teresa si trasferisce in Francia. Ben presto la sua vita coniugale diventa un inferno a causa di un marito infedele. La principessa soffre di lunghi periodi di depressione.

A soli 19 anni compiuti, si ritrova già vedova: il marito morì dopo aver contratto una malattia venerea. Non volendo perdere i suoi diritti e averi preferisce non sposarsi, se pur come un suo testamento citato in data 1792, affermò di aver avuto una relazione segreta con un amico/amante, un certo M. de Vapoulier.

A partire dal 1771 Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu presentata a corte, la quale fece un ottima impressione ala regina d'Austria Maria Antonietta, tanto da iniziare a frequentare sempre più spesso la corte e diventare amica intima di Maria Antonietta, la quale le conferì la prestigiosa e ben remunerata carica di Sovraintendente della Casa della Regina, che la poneva al di sopra di tutte le dame al seguito della regina. Nei suoi compiti vi era quello di organizzare ricevimenti e balli in onore della regina

 Ben presto però Maria Antonietta si rese conto che la principessa di Lamballe non aveva il carattere per simili incombenze, troppo riservata e legata a una nobiltà arcaica, che la stessa regina detestava, preferendo Madame de Polignac.

Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano si trasferì dapprima a Plombières, in seguito compì un viaggio nei Paesi Bassi, riprendendo anche le sue attività caritatevoli e il 12 febbraio 1777 aderì alla massoneria nella loggia di adozione La Candeur, della quale il 18 gennaio 1780 divenne Maestra venerabile.

La Tragica Morte

Nel 1791, due anni dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese mediante frequente corrispondenza, la regina informò la principessa di Lamballe di voler fuggire dalla Francia. Il 20 giugno la famiglia reale in fuga venne catturata a Varennes.

 Maria Antonietta supplicava la sua amica di non tornare a Parigi. Ma quest'ultima, preoccupata per la sorte della regina, fece testamento, rientrò in patria e tornò al seguito della regina alle Tuileries.

Arriviamo al suo epilogo: il 10 agosto una folla inferocita entrò nel palazzo e la principessa insieme alla famiglia reale fu fatta prigioniera presso la Torre del Tempio. Il 19 agosto Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano fu condotta in un altro carcere quello di Petite Force. Maria Antonietta e la principessa di Lamballe dovettero quindi dirsi addio.

Nei primi giorni del settembre 1792 a Parigi e in altre città francesi ebbero luogo i "massacri di settembre", che videro vittima anche la principessa Lambelle. Si racconta che fu trascinata all'aperto nel cortile della prigione, e in un sommario processo come ultime parole disse''Non è il mio cuore'', rivolgendosi alla monarchia.

Dapprima sottoposta a torture, poi decapitata, poi con un coltello squartata. La testa fu appesa su una picca e portata dal Grand Nicolas in corteo. In seguito, la testa mozzata fu gettata nel tavole di un  parrucchiere, per essere lavata, pettinata e incipriata in modo da farla riconoscere

Il suo corpo nudo venne trascinato sotto le finestre della torre del Tempio verso le 15, dove era detenuta Maria Antonietta con la famiglia, svenuta per la notizia. Verso le 19 i resti della principessa furono recuperati dal cittadino Jaques Poitel per ordine del duca de Penthièvre, ricco suocero della principessa. Il corpo fu seppellito accanto a un roseto, nel giardino del castello di Bizy a Vernon.





mercoledì 10 marzo 2021

Giuseppe Perbollo, l'Ultimo Boia di Cagliari: Due Giorni Prima di Morire



Già in altre circostanze abbiamo elencato e parlato di persone perseguitate e giustiziate dalla Santa Inquisizione. Oggi però da alcuni racconti trovati, in particolare dal sito: comunediCagliari.news.it, vorrei indicarvi le ultime 48 ore prima di morire di Giuseppe Perbollo, l'ultimo Boia del capoluogo sardo. 

Ore di inquietudine che probabilmente hanno vissuto anche altri boia prima di esalare l'ultimo respiro.

Ma torniamo al nostro protagonista: La notte prima di morire Giuseppe Perbollo, l'esecutore di morte della città di Cagliari, conobbe di persone la paura, quello sgomento che decine di volte ''i suoi clienti'', come li chiamava il boia, aveva visto negli occhi dei condannati a morte.

Moribondo sul quel letto dell'Ospedale cittadino, il boia allo scoccare delle 3 di notte incontrò ancora i suoi condannati a morte. Quelle persone destinate al patibolo, sito presso la croce giurisdizionale del quartiere di Sant'Avendrace.

Al boia fu subito lampante che quelle visioni non erano frutto della sua immaginazione, i condannati erano degli spiriti reali che con quelle mani ormai scheletriche scalfivano il suo corpo, lasciandogli dei tagli profondi.

Inerme dinanzi a quel terrore che stava vivendo in prima persona, rivide come dentro a un flash la sua esistenza fatta di una vita di becere risse, di furti ai danni degli stessi condannati, di quell'attività di tagliapietre che l'aveva condotto a Cagliari dalla provincia di Roma, dove nacque nel 1811.

Tra i tutti i defunti che erano venuti a fargli visita per portarlo nell'oltre tomba, vi era pure uno dei suoi compari di malefatte, un ceto Maccarroni, il cui il soprannome aveva sostituito definitivamente il suo vero cognome, salvato unicamente nel registro dei defunti delle prigioni di Cagliari.

Giuseppe Perbollo era solo al mondo: due giorni dopo la sua morte venne sotterrato nel cimitero ora monumentale di Bonaria, presso la fossa numero 4 alla linea 30. Il feretro fu accompagnato dalla figlia Cristina, che mossa da un senso di pietà partecipò all'esequie senza muovere alcuna lacrima. In base alle notizie raccolte, Cristina nacque nel 1868, all'epoca Perbollo era già un ultra 50 enne.

Gli occhi della ragazza erano praticamente impassibili, un'anima che aveva dovuto subire troppe umiliazioni: all'età di 12 anni, costretta forse dallo stesso padre a a frequentare l'Osteria di Bonifacio Pili, nel quartiere di Stampace, iniziò a mettere in vendita il suo corpo ai viaggiatori nostrani, mariani e assidui frequentatori.

In un silenzio irreale all'interno di quel tetro cimitero, Cristina ebbe un sobbalzo: mentre la cassa del padre veniva inghiottita nelle viscere della terra, s'accorse di una svanente presenza, un'immagine femminile dritta che la osservava a pochi metri di distanza.

Cristina non impiegò troppo tempo a riconoscere quell'apparizione: si trattava di Rosina Belmonte, che come ella risiedeva in una stamberga diretta da un certo Carlo Bertagnolio, di origine bolognese ma trapiantato nel capoluogo sardo per gestire le case di appuntamento.

 Le due ragazze erano note alle guardie per alcuni reati a proprio carico, quale rissa tra clienti e prostitute, in via Corte d'Appello, diverbio che si era concluso con il ferimento di due giovani marinai. Cristina ebbe un umile infanzia, nata nel 1868 in una una casa fatiscente di via Giardini, fu costretta dalla madre a fare la serva presso una famiglia di Castello e poi a vendere il proprio corpo in una casa di tolleranza, dove conobbe Rosina, con la quale condivise le camere  42 e 44 di via Dritta a Stampace, gestite da Giuseppe Di Bernardo.

Nel 1883 le due ragazze denunciarono di fronte al giudice le percosse che il loro protettore spesso gli regalava. La vita di Cristina cambiò proprio il giorno del funerale del padre e grazie a quell'incontro dello spirito di Rosina che divenne il suo angelo protettore.

Una sera un cliente di Cristina ubriaco cercò di strozzarla per rubarle i pochi oggetti d'oro: l'uomo dovette fare i conti con il fantasma di Rosina. Il mal calpitato alla vista del fantasma lanciò un urlo disumano, scappando dalla via Santa Margherita in preda a spasmi e convulsioni.

Nel 1912 Rosina si spense in una casa a Tunisi. A raccogliere la sua testimonianza fu un infermiere di origine italiana, che ebbe modo di tramandare la sua vita impegnata negli ultimi anni ad aiutare quelle ragazze costrette a prostituirsi.


Fonte: comunecagliari.news.it







giovedì 4 marzo 2021

Le Sconvolgenti Sedute Spiritiche di Eusapia Palladino

 


Se c'è un argomento che ha sempre affascinato nel mondo dell'esoterismo è quello che riguarda le sedute spiritiche. Di tutte le medium spicca la figura di una donna di nome Eusapia Palladino, nata a metà del 1800, morta a maggio del 1918. La Palladino la si ricorda come una spiritista molto celebre durante i suoi anni di attività, dimostrando al mondo intero la sua capacità nel connettersi con il mondo dei morti, mediante sconvolgenti sedute spiritiche.

Nel 1800 e fino a metà del 1900, vi era un gran fervore per quanto riguardava le attività esoteriche, in modo speciale le sedute medianiche. Per quanto concerne la sua infanzia è certo che Eusapia nacque da una famiglia di contadini nell'Alta Murgia, appartenente al Regno delle due Sicilie. La sua educazione scolastica fu pressoché nulla e perse entrambi i genitori in tenera età.

Da giovane fu assunta come bambinaia, fino a quando per caso incontrò dei datori di lavoro appassionati di spiritismo. In modo casuale furono notate le sue doti medianiche, per poi entrare in contatto con uno dei capisaldi dello spiritismo italiano, il napoletano Giovanni Damiani che instradò Eusapia alla carriera di medium. 

Giovanni Damiani, in una lettera indirizzata al direttore della rivista inglese Human Nature raccontò di Eusapia Palladio e delle sue sedute spiritiche, nelle quali accadevano degli eventi straordinari: apparizioni di presenze, colpi di pistola e scie luminose, ma anche fischi di campanelli e spostamento e la levitazione di oggetti e della stessa medium. Nel 1872 Eusapia fu condotta a Roma. Qui per otto mesi partecipò a un intenso programma di ‘sedute sperimentali’: 

Stanca dalle continue richieste di prestarsi a sedute medianiche ed esperimenti, la medium decise di ritornare a Napoli e impiegarsi come cucitrice ‘di bianco’. Nel 1885 sposò Raffaele Del Gaiso, stagnaro e macchinista di teatro. Un anno dopo incontrò il medico napoletano Ercole Chiaia, studioso di scienze occulte. La convinse a ritornare nelle sue attività medianiche, lanciando la Palladino nel mondo scientifico .

Conquistando sempre più fama fu notata anche da un famoso professore Cesare Lombroso, che sfidato dall'agente di Eusapia assistete la Palladino, <<donnicciola di infima classe» come la descrisse, a sollevarsi in aria legata a una sedia o trattenuta per le braccia dagli astanti e udire rumori di martello, plasmando forme di argilla senza toccarla.

Nel 1892 Eusapia fu protagonista a Milano di 17 sedute, nel corso delle quali diede prova di fenomeni paranormali. Nel 1909 nel suo libro Ricerche sui fenomeni ipnotici e spiritici, lo scienziato Cesare Lombroso scrisse degli esperimenti medianici, tra cui una seduta dove Eusapia levitò, nell'oscurità della stanza, fino a portarsi al di sopra del tavolo.

Dopo questi avvenimenti la medium viaggiò in giro per il mondo: Varsavia in due occasioni ospite dello psicologo Julian Ochorowicz. Poi a San Pietroburgo verso Vienna e poi Monaco. 

Nel 1905 Eusapia arrivò a Parigi e tra coloro che si interessarono ai suoi poteri vi furono i premi Nobel Pierre e Marie Curie e il futuro premio Nobel Charles Richet.

Sul finire della sua carriera da medium Eusapia Palladio iniziò a comparire sempre più sporadicamente sino a utilizzare dei trucchi per le sedute spiritiche. Uno dei trucchi più famosi era quello dello sgabello che al buio levitava sopra la sua testa. Ma fu scoperto che lo sgabello fosse appoggiato sopra la testa della Palladino.

Inoltre si rilevò un'impronta della mano di uno spirito impressa nel gesso ma che era la stessa impronta della manao della Palladino.

Stanca, anche i suoi sostenitori affermavano che i suoi poteri si erano affievoliti per causa del suo invecchiamento. Nel 1918 si spense a Napoli senza nessun clamore mediatico.


domenica 21 febbraio 2021

10 alimenti che contengono più calcio di un bicchiere di latte


Nel nostro corpo è presente circa 1000 g di calcio, il 99% si trova nelle ossa e nei denti e assumerne giornalmente una giusta quantità è essenziale. Per chi è intollerante al lattosio è possibile sostituirlo con altri alimenti sani e nutrienti: ecco i 10 alimenti che contengono più calcio di un bicchiere di latte. 

1- Salmone: Il salmone fresco e il salmone in scatola contengono più calcio di quanto ci si aspetterebbe. Una porzione da 170 grammi equivale all'incirca a 340 milligrammi di calcio.

2) Ricotta: Fare uno spuntino con della ricotta vuol dire mangiare circa 380 milligrammi di calcio. 

3) Semi di chia: Un altro ottimo sostituto del latte: cento grammi di semi di chia contengono 631 milligrammi di calcio. Inoltre, i semi di chia sono ricchi di vitamina C e omega3, utili per la salute dell’intestino e del sistema nervoso.

4) Sardine: Mangiare una porzione di sarde da 170 grammi equivale a 370 milligrammi di calcio. Inoltre, anche le sardine sono ricche di acidi grassi omega-3 e vitamina D.

4) Mandorle: Le mandorle sono un vero toccasana per il nostro organismo; ovviamente tra i tanti benefici contengono anche calcio. 

5) Verdure: Le verdure sono una grande fonte di calcio, in particolare gli spinaci, le foglie di senape, le cime di rapa e il cavolo. 

6) Succo di agrumi: Un bicchiere di succo di agrumi può contenere fino a 350 milligrammi di calcio.

7) Ficchi secchi: Chi l'avrebbe detto che anche una buona manciata di fichi secchi equivalgono a 320 milligrammi di calcio. Ovviamente, fate attenzione alle troppe calorie e zuccheri.

8) Ceci: Un piatto di ceci equivale a 350 milligrammi di calcio. 

9) Tofu: Una tazza di tofu contiene ben 861 milligrammi di calcio. 

10) Fiochi d'avena: Una mezza tazza d'avena può contenere circa 200 milligrammi di calcio.