giovedì 17 giugno 2021

Lepa Radić: la Partigiana morta per il suo popolo

 

Il sacrificio con la propria vita di Lepa Radić

Era il febbraio del 1943, la Seconda Guerra Mondiale continuava a mietere vittime e un infinito odio. Vi è la storia di una ragazza di nome Lepa Radic che mi ha particolarmente colpito. Lepa aveva solo 17 anni, tutta la vita ancora da scoprire, ma a nome di un ideale, fiera partigiana antifascista, la sua esistenza si è fermata per mano proprio dei suoi usurpatori, che l'8 febbraio del 1943 le legavano un cappio al collo giustiziandola di fronte a uno spauracchio di soldati fascisti e nazisti.

Osservando le foto della sua esecuzione possiamo notare la sua immensa dignità, se pur ancora un'adolescente. Dalle fonti trovate in rete sappiamo che Lepa Radić, il suo nome completo è Lepa Svetozara Radić nacque a Gasnica, il 19 dicembre del 1925, in un paese della Repubblica Serbia di Bosnia ed Erzegovina, prima facente parte della Jugoslavia.

Conclusa la scuola elementare nella vicina città di Bistrica, decide di iscriversi presso la Scuola per l'artigianato femminile ''Bosanska Gradiška'', nella città di  Bosanska Krupa, completando gli studi e distinguendosi come una alunna volenterosa, seria e molto interessata alla letteratura.

Sotto l'influenza di suo zio Vladeta Radić, il quale era coinvolto nel movimento operaio, inizia a sviluppare i suoi ideali politici, iscrivendosi al partito della Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), successivamente all'età di 15 anni si unisce al Partito Comunista di Jugoslavia.

SECONDA GUERRA MONDIALE

Il 10 aprile 1941, dopo l'avvenuta invasione delle truppe nemiche della Jugoslavia, le potenze dell'Asse, capitanate della Germania, Italia e in parte il Giappone instaurano sul territorio uno Stato fantoccio chiamato Stato Indipendente di Croazia, che si estendeva su Bosanska Gradiška e dintorni.

Lepa e altri suoi familiari nel novembre del 1941 vengono arrestati  dall'organizzazione fascista croata Ustascia. Un mese più tardi, il 23 dicembre 1941, grazie all'aiuto di alcuni partigiani sotto copertura, Lepa e sua sorella Dara riescono a fuggire dal carcere.

Dopo la fuga la ragazza decide e di arruolarsi nella 7ª compagnia, 2° Distacco Krajiski. Saranno due anni intensi, dove Lepa si distingue per generosità e amore sconfinato per la sua terra. Nel febbraio del 1943 Lepa Radić è protagonista del trasporto dei feriti di guerra e civili nella battaglia della Neretva a un rifugio a Grmech.

Purtroppo durante uno scontro a fuoco contro la 7. SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen", una divisione di fanteria da montagna delle Waffen-SS, venne presa e catturata catturata e trasferita a Bosanska Krupa dove subì numerose torture per diversi giorni allo scopo di avere informazioni nemiche, e venendo condannata a morte per impiccagione.

Nei suoi ultimi attimi di vita, sotto il patibolo, i tedeschi si offrirono di risparmiarle la vita, in cambio dei nomi dei leader e membri del Partito Comunista del suo gruppo. Ella rifiutò dicendo queste parole ''Non sono una traditrice del mio popolo. Coloro di cui mi chiedete, si riveleranno quando riusciranno a spazzare via tutti voi malfattori, fino all'ultimo uomo'' «Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani! Combattete, gente, per la vostra libertà! Non arrendetevi ai malfattori! Sarò uccisa, ma c'è chi mi vendicherà!

Parole gridate sul patibolo, con il cappio al collo. Lepa Svetozara Radić muore per impiccagione a soli 17 anni. In suo onore e per il suo immenso sacrifico è stato messo un suo busto nel parco commemoravo di Bistrica.

domenica 30 maggio 2021

1709: L'INVERNO più FREDDO della storia d'Europa

 


Vi è stato un tempo che la gente in Europa patì un freddo insopportabile, quell'anno fu il 1709, ricordato come l'inverno più rigido della storia del Vecchio Continente.

I racconti dell'epoca ci narrano che il grande freddo glaciale cominciò il 5 gennaio, alla vigilia dell'Epifania del 1709. Il 6 gennaio, l'Europa e gran parte del bacino del Mediterraneo si svegliò sotto una spessa coltre di ghiaccio, che si mantenne per diversi mesi. Stranamente ne restò esclusa dall'ondata di gelo la Scandinavia e parte della Turchia.

In poco tempo si gelò tutto quanto: fontane; piccoli e grandi laghi e pozzi. L'ondata eccezionale del freddo polare è inusuale in alcune regioni, per cui è da ricercare ai mutamenti climatici, e eventi dell'epoca, quali l'eruzione di alcuni vulcani in anni precedenti: tra cui quello di Santorini, in Grecia, il Vesuvio, il Fuji in Giappone e il Teide di Tenerife.

Cadde talmente tanta di quella neve che non si poteva uscir di casa. I tetti delle case cedettero sotto il peso insostenibile di quell'ammasso di ghiaccio. I porti italiani e del mediterraneo furono inaccessibili, non riuscendo le persone a reperire i beni di prima necessità. Come se non bastasse, scarseggiava la legna da ardere, i meno ricchi iniziarono a bruciare i mobili di casa per scaldarsi.

Il grande gelo per certi versi non risparmiò neanche i nobili. Elisabetta Carlotta del Palatinato, duchessa d’Orléans, cognata del re Luigi XIV, scrisse a un suo parente a Hannover, raccontandogli di quel freddo così insopportabile che quotidianamente pativa. Per avere un pò di tepore, disse di essere costretta a rimanere tutto il tempo di fronte a un grande fuoco, coprendosi le spalle con una pelliccia. 

Anche la situazione per gli animali e piante fu drammatica: morirono i pesci nei fiumi e migliaia di uccelli.

ANNO 1709: EPIDEMIA E FAME

Il freddo e la fame favorirono le epidemie, in particolare le malattie bronco - polmonari. A Roma sfociò una vera epidemia, per poi diffondersi in quasi tutta l'Europa. Inoltre, nell'impero ottomano arrivò la peste.

La carestia lasciò scenari desolanti: campagne spettrali senza più raccolti. Nelle città, ancora peggio: la gente moriva di fame nelle strade. La fame e la sopravvivenza generò atti di violenza. Dei gruppi di contadini si riunivano e assalivano panetterie e convogli di grano diretti nelle città. Il grande freddo causò ben 1 milione di morti sui 22 milioni totali in tutta Europa.

A seguire ecco alcune delle temperature registrate nell'inverno del 1709:

  • A Roma tra il 6 e il 24 gennaio nevicò 13 volte, si registrarono temperature al di sotto degli zero gradi;
  • In Pianura Padana cadde 1 metro e mezzo di neve; 
  • A Parigi −23,1 °C e per 10 giorni non si salì mai sopra −10 °C con minime sui −20 °C;
  • A Venezia −17,5°con forte bora;
  • A Berlino −29,4 °C e nelle campagne intorno −35 °C.

domenica 9 maggio 2021

Il re Pazzo: Ludovico II di Baviera e lo strano annegamento

 

Il re Pazzo:  Ludovico II di Baviera e lo strano annegamento

 Una vita breve: Ludovico II di Baviera morì a soli 41 anni e regno dal 1864 al 1886. Ludovico nacque il 25 agosto 1845 a Monaco di Baviera, un'infanzia particolare in virtù del suo status. Nel 1864 divenne re di Baviera, alla morte del padre Massimiliano II.

Passarono solo pochi mesi, da subito Ludovico dimostrò poco interesse per il trono e il governo. Assente dalla vita politica, dilapidò ingenti somme di denaro per costruirsi un mondo tutto suo nei bellissimi castelli di Neuschwanstein, Herrenchiemsee e Linderhof, e dedicarsi agli artisti, uno su tutti Richard Wagner!

Sotto le pressioni dei ministri, nei primi mesi del 1867 annunciò il suo fidanzamento con la cugina Sofia Carlotta di Baviera, con il matrimonio fissato il 25 agosto dello stesso anno, ma per scenate dello stesso re, la cerimonia fu alla fine annullata.

Si dice che questa rottura è dovuta dalla presenza di Richard Hornig, un prestante stalliere, ma non fu l'unica figura maschile vicina a Ludovico. Sotto una rigida tradizione cattolica, il re dovette vivere la sua omosessualità come una condanna senza via d'uscita.

Una natura e conflitti interiori che lasciavano per secondo piano i suoi doveri da capo della Baviera. Spettatore passivo della crescita del potere prussiano, fu inerme ad opporsi all'ascesa di Guglielmo I, come imperatore della nuova Germania federata.

Quando Ludovico capì che il suo regno era diventato un semplice stemma araldico, sopraffatto dai suoi pensieri decise di rifugiarsi nel castello di Neuschwanstein.

Gli alti organi ministeriali assieme al professor Bernhard e altri quattro dottori, pur non avendo mai visto Ludovico, ma in base ad alcune testimonianze raccolte, lo decretarono pazzo. Il 10 di giugno, il re fu costretto in stato di fermo e dichiarato ufficialmente la sua incapacità di governare il regno. Il potere fu assunto dallo zio, il principe Leopoldo, in qualità di reggente.

DETENZIONE E MORTE 

Dopo poco tempo Ludovico fu posso sotto stretta sorveglianza presso il castello di Berg. Il 13 giugno chiese di poter fare una passeggiata nel parco che costeggiava il lago di Starnberg. Vedendolo sereno le guardie acconsentirono a condizione che si facesse accompagnare dallo psichiatra Bernhard von Gudden.

Trascorse alcune alcune ore, non vedendolo rientrare fu organizzata una squadra di ricerca che fino a tarda notte non produsse nessun esito. Successivamente i corpi del re e del medico furono ritrovati nel lago. 

La versione ufficiale vuol far credere che Ludovico II fu vittima di un attacco di follia e si suicidò, dopo aver ucciso lo stesso dottore che cercava d’impedirgli di gettarsi nel lago. Tre anni più tardi, la corte di Vienna aveva fornito la stessa spiegazione per il suicidio del principe ereditario austriaco Rodolfo d’Asburgo. In entrambi i casi per poter procedere alla sepoltura, in un cimitero consacrato, fu fatto credere che i due cugini soffrivano di disturbi mentali.

Ma l'autopsia di Ludovico smentì la teoria dell'annegamento, anche perché si racconta che il sovrano fosse un ottimo nuotatore. Non vennero trovate tracce d’acqua nei suoi polmoni. Inoltre alcuni pescatori che si trovavano in zona quel pomeriggio, dichiararono di aver udito degli spari!

Era chiaro che il sovrano era stato ucciso, forse un regicidio pianificato dalla famiglia reale. Alla morte di Ludovico, Richard Hornig fu insignito di un titolo nobiliare, si pensò una congiura orchestrata dalla Germania per controllare una Baviera che rifiutava di perdere l’indipendenza.

 Lo storico dell’arte Siegfried Wichmann, è in possesso di una fotografia che riproduce un disegno del cadavere del re con delle macchie di sangue intorno alla bocca, teoria che coincide con quella di Utermöhle, che avrebbe detto sotto giuramento, che da piccolo avrebbe visto alcuni beni dei Wittelsbach, tra cui il soprabito che Ludovico II indossava il giorno della sua morte e sul cui retro erano visibili due fori di proiettile. 

A 135 anni dalla morte di Ludovico continuano a rimanere delle ombre e delle verità nascoste. Il rifiuto degli attuali membri dei Wittelsbach di procedere a una nuova autopsia sul corpo del sovrano, non può che lasciare in questo caso più ombre che luci. La morte di colui che fu ribattezzato il “re pazzo'', rimane ancora un enigma!

martedì 4 maggio 2021

Il Processo a ANNA BOLENA: Incapace di controllare i propri desideri Carnali

 


 Al rogo? Forse è troppo, è pur sempre una regina! Ma deve essere chiaro, la testa deve cadere dal suo collo! Queste dovrebbero essere stati gli ordini e le parole di Enrico VIII per l'esecuzione della sua ex moglie, Anna Bolena. Rea seconda il sovrano di tradimento, ma in realtà per non essere riuscita a concepire un erede maschio.

Quel carattere veemente e risentito di Anna, ma soprattutto quel destino che non volle Anna essere madre del futuro re d'Inghilterra!. Un amore mai nati da parte della corte e dello stesso popolo, portarono a Enrico VIII a considerare la sua consorte una figura scomoda di cui liberarsi a tutti i costi.

Non passò troppo tempo: un giorno non qualunque di aprile del 1536, Anna Bolena venne indagata per alto tradimento o meglio per tradimento a Enrico VIII°. Poche settimane dopo: il 2 maggio dello stesso anno fu trasferita, portata con una barca e arrestata nella Torre di Londra, dove si racconta di vedere il suo fantasma.

In quegli stessi giorni, furono arrestati i presunti amanti della regina: Lord Giorgio Bolena (fratello di Anna); Mark Smeaton (musicista di corte d'origine fiamminga); il poeta Thomas Wyatt, Henry Norris (cortigiano della Camera della Corona e amico del re fin dall'infanzia); Francis Weston (un giovane gentiluomo facente parte della cerchia di intimi della regina), William Brereton e Richard Page (entrambi cortigiani della Camera Privata del re).

A partire dal 12 maggio 1536, i presunti amanti della Bolena furono processati a Westminster. Mark Smeaton fu il primo a essere interrogato e imprigionato, è l'unico (probabilmente sotto tortura) a confessare di essere stato l'amante della regina. Tutti gli altri accusati negarono fortemente le accuse, in special modo George, imputato del grave peccato di incesto con la sorella.

Al cospetto di prove tangibili, gli accusati furono riconosciuti colpevoli e condannati a morte: il 17 maggio 1536 nella Tower Hill, il luogo della Torre di Londra dove avvenivano le esecuzioni, e nello stesso giorno l’arcivescovo Cranmer dichiarò nullo il matrimonio tra Anna e Enrico VIII, quindi illegittima la loro figlia Elisabetta.

  Il 15 maggio ebbe inizio il processo contro Anna Bolena; nella giura vi era anche il suo ex fidanzato, Henry Percy, e un suo zio materno, il duca di Norfolk. Secondo l'accusa la regina veniva processata per adulterio, incesto, stregoneria e alto tradimento, per aver ingannato e tradito il re, plagiandolo con i suoi incantesimi e cospirando con i suoi amanti di farlo uccidere.

 La Bolena si difese con tutte le sue forze contro ogni accusa, ma invano: Enrico VIII fermo nella sua decisione di sbarazzarsi di lei e così, come del cognato George e tutti gli altri accusati, anche la Bolena fu dichiarata colpevole e condannata a morte.

  Una delle testimonianze più pesanti contro la regina fu fornita dalla sua stessa cognata, Lady Rochford, che l'accusò esplicitamente di incesto col fratello e lasciò intendere di aver ricevuto da Anna confidenze in merito alla presunta impotenza del re, cosa questa che avrebbe messo in dubbio l'effettiva paternità di eventuali figli.

  Anna trascorse gli ultimi giorni della sua vita rinchiusa nella Torre di Londra,  sorvegliata da quattro dame. La nobildonna passava da uno stato emozionale di tristezza profonda, al riso al pianto e alla disperazione, e quella richiesta al soprannaturale di donarle il sonno eterno, prima di affrontare l'amaro calice del patibolo. Tutto questo veniva riferito per corrispondenza al primo ministro Cromwell. Si dice che Anna vaneggiasse la speranza di poter trascorrere la sua vita in clausura.

Ma il suo destino era già scritto: il re, in segno di clemenza, commutò il rogo con la decapitazione, consentendo l’uso non della scure, ma della spada, più adatta a una regina. A tal proposito Enrico VIII fece venire da Saint-Omer, in Francia, un boia esperto, rapido ed eccellente di nome Jean Rombaud per eseguire la condanna

Come riporta ancora una volta una lettera del carceriere Kingston, Anna commentò tale decisione del sovrano asserendo: «Ho sentito dire che il boia è molto bravo, e poi il mio collo è sottile», prima di scoppiare a ridere.

 La mattina di venerdì 19 maggio 1536, poco prima dell'alba, Anna chiamò Kingston, il suo carceriere, perché assistesse alla messa assieme a lei; in quell'occasione la regina giurò più volte – subito prima e subito dopo aver ricevuto il sacramento dell'Eucaristia – in sua presenza, sulla salvezza eterna della sua anima, che mai era stata infedele al re

 Ma arriviamo all'epilogo: Anna si inginocchiò in posizione verticale. Poi le dame che l'avevano accompagnata le tolsero il copricapo. Mentre un'altra dama le legò una benda sugli occhi. D'improvviso il boia Rombaud sfoderò la spada nascosta nella paglia. il suo gesto era spiegabile con l'intenzione di cogliere di sorpresa la condannata.

 Inoltre il boia gridò ancora ''Portatemi la spada'', in modo che Anna d'impulso volgesse lo sguardo avanti. In quell'esatto istante il boia calò la spada sul suo collo, staccandoglielo in un colpo solo. Una dama coprì la testa della regina con un panno bianco, mentre le altre si occuparono del corpo.

Si dice che Thomas Cranmer, mentre si trovava nei giardini di Lambeth Palace, nel sentire i colpi di cannone che segnalavano l'avvenuta esecuzione disse al teologo riformista scozzese Alexander Ales, che si trovava con lui: «Colei che è stata la regina d'Inghilterra sulla terra oggi diventerà una regina in cielo»; quindi si sedette su una panchina e scoppiò a piangere.

Anna Bolena, colei che era stata moglie del re Enrico VIII, regina d’Inghilterra per tre anni e portatrice del motto «La più felice», si congedava così dal mondo, lasciando come eredità sua figlia Elisabetta, che sarebbe diventata la più grande sovrana della storia inglese.

Oggi è stato asserito che nessuna delle accuse mosse contro Anna fosse attendibile. Anna Bolena è morta come tante altre donne perché scomoda, perché essendo donna essere superiore.

 

 http://www.ereticopedia.org/anna-bolena

 https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Bolena

sabato 24 aprile 2021

La Principessa SISSI: una vita Fiabesca e il Tragico EPILOGO

 


Per la cultura popolare, la Principessa Sissi è la principessa per antonomasia . Al secolo Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata in Baviera il 24 dicembre del 1837, quarta dei dieci figli del duca Massimiliano Giuseppe e di Ludovica di Baviera.

 Ambedue i genitori appartenevano al casato dei Wittelsbach, considerato come la più antica dinastia tedesca e una delle più antiche in tutta Europa! Al cospetto di tale ramo nobiliare il trattamento di Sissi fin dalla nascita fu quello di "Sua altezza la duchessa Elisabetta in Baviera". Qualche anno dopo, esattamente nel 1845, il re Ludovico I fratello della mamma di Sissi accordò al cognato e ai suoi discendenti il titolo di altezza reale.

Per quanto il celebre film la Principessa Sissi evidenziava la famiglia di Elisabetta come una famiglia felice e spensierata, non fu proprio così. Il babbo di Sissi era un marito infedele. Nella vita il duca ebbe numerose amanti e molti figli illegittimi. Dall'altra, la duchessa Ludovica oltre a patire un marito assente e infedele, non amava la vita di corte e banchetti. Ella preferiva occuparsi dell'educazione dei figli, un aspetto alquanto inconsueto per la sua posizione.

Nonostante alcuni dissapori, Sissi e i suoi fratelli trascorrono un'infanzia spensierata. Sissi ama l'estate e la residenza estiva della famiglia ducale sul lago di Starnberg, il castello di Possenhofen. La principessa piace andare a cavallo e trascorrere del tempo in a contatto con la natura in mezzo ai boschi.

E fu proprio a Possenhofen che Sissi conobbe per la prima volta l'amore: la principessa si infatuò del conte Riccardo e scudiero personale. La principessa, all'epoca 13 enne si chiuse per giorni interi nella sua camera a scrivere poesie d'amore per il suo amato. Riccardo però dovette partire in un'altra regione per questioni personali. Tornerà a Possi solo quattro mesi più tardi e gravemente malato. Il giovane morirà pochi giorni dopo lasciando Sissi in un profondo dolore e sgomento.

IL FIDANZAMENTO E IL MATRIMONIO

Ma la svolta epocale della sua vita arriva nel mese di agosto del 1853: la madre e la Zia (madre dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe), si sono accordate per far maritare Francesco Giuseppe I con Elena la secondogenita di Ludovica e del duca Massimiliano. Ludovica e Sofia decidono di far incontrare i figli a Ischl, nella residenza estiva dell'imperatore. Assieme alla duchessa e la figlia vi è anche Sissi, con l'intenzione di prometterla all'Arciduca Carlo Lodovico d'Asburgo, fratello minore dell'imperatore Francesco Giuseppe.

Nel pomeriggio del 16 agosto del 1853 ci fu un primo incontro tra Francesco Giuseppe e Elena, conosciuta come Nené. Ma fu subito evidente ai presenti che le attenzioni per il giovane rampollo non erano rivolte per l'allora ventiduenne Nené, ma bensì per la sorella più piccola Sissi, la quale mostrava essere schiva e avere un carattere alquanto acerbo!

Il giorno seguente, Francesco Giuseppe riferì alla madre che la scelta era caduta su Elisabetta, e la notizia inizierà a correre e fare scalpore nella corti di tutta Europa. Anche durante la cena del 18 agosto, compleanno di Francesco Giuseppe, Elisabetta fu fatta sedere accanto a lui.

Pur non entusiasta dal suo nuovo futuro, la giovane principessa dovette sostenere un corso di studio intensivo, per essere alla pari sul livello di istruzione del futuro marito e imperatore d'Austria. Tra le materie: l'italiano, il francese e soprattutto la storia dell'Austria, migliorare nel ballo e nella postura.

Allo stesso tempo fu predisposto il corredo della sposa, pagato quasi tutto dall'imperatore e non dal padre della sposa come vuole la tradizione. A marzo del 1854 fu sottoscritto il contratto nuziale e la dote fu fissata in 50 000 fiorini pagati dal duca Massimiliano e 100 000 fiorini pagati dall'imperatore.

Il 23 aprile dello stesso anno Sissi fece il suo ingresso ufficiale a palazzo a Vienna, ricevendo una calorosa accoglienza.  La sera del 24 aprile le nozze furono celebrate nella Chiesa degli Agostiniani. 

Tra gli aneddoti del ricevimento nunziale, si ricordano le parole pungenti del cardinale Rauscher, probabilmente suggeritegli dalla stessa Arciduchessa. Il sacerdote nella sua omelia esprime suddette parole: “Quando la donna ama lo sposo solo perché è ricco e potente, essa non è pura, perché, anziché amare l’uomo, essa ama solo il suo denaro. Una donna deve amare uno sposo anche se questi è povero e privo di ogni titolo e di ogni altra cosa.”. Sissi è molto risentita da queste parole.

Qualche mese più tardi la principessa rimase incinta: il 5 marzo 1855 darà alla luce  la sua prima figlia, chiamata Sofia in onore della nonna paterna. iI 12 luglio 1856, Elisabetta partorì un'altra bambina, Gisella allevata dalla nonna. Nel settembre dello stesso anno, l'imperatrice capì che i frequenti viaggi di stato del figlio e di Elisabetta erano un pretesto per rimanere da sola con il consorte.

LA DEPRESSIONE 

Pronta ad assentarsi dagli impegni ufficiali a Vienna, Elisabetta tuttavia decise di rimanere accanto al marito in difficoltà per la visita nel Lombardo-Veneto. Celebre è il ricevimento indetto dalla nobiltà milanese che mandarono al loro posto n segno di disprezzo, i propri servi; al concerto al Teatro alla Scala fu intonato il "Va, pensiero" di Giuseppe Verdi, che allora era l'inno dei patrioti italiani. A Venezia, poi, la famiglia imperiale attraversò Piazza San Marco acclamata soltanto dai soldati austriaci, mentre la folla di italiani rimase in silenzio

Ma il 1857 fu ricordato per la morte prematura della prima figlia di Sissi, la quale cadde in uno stato di depressione non volendo più mangiare, ritenendosi responsabile per la presenza della bambina in uno dei loro viaggi.

Dopo mesi di agonia, il 21 agosto 1858 la morte della prima figlia fu colmata dalla nascita dell'arciduca Rodolfo, principe ereditario dell'Impero d'Austria. Ma fu una serenità effimera: due anni più tardi a seguito di svariate disfatte dell'esercito austriaco contro quello sardo -piemontese e lombardo, la cacciata di Leopoldo II di Toscana e Francesco V di Modena, con tutti i loro familiari, la decisiva battaglia di Solferino e la disfatta di Villafranca, che costrinse l'Austria a rinunciare alla Lombardia, al punto di chiedere l'abdicazione del sovrano in favore di suo fratello Massimiliano

Elisabetta cadde in un profondo stato di disperazione, piangendo in continuazione, al punto da chiedere all'imperatore di poterlo raggiungere in Italia, ottenendo però un secco rifiuto.

Nell'ottobre del 1860 la salute dell'imperatrice subì un ulteriore tracollo, dovuto a numerose crisi nervose e cure dimagranti. Passarono altri anni e momenti di tormento: prima la morte dell'amato cugino Ludwig nel 1886 ma il dolore estremo Sissi lo raggiunge sicuramente con il suicidio dell’erede al trono ed unico figlio maschio di Elisabetta e Francesco Giuseppe, Rodolfo, il 30 gennaio 1889 nel castello di Mayerling. 

IL TRAGICO EPILOGO DI SISSI

Osservando i ritratti degli ultimi anni di Elisabetta è palese notare un'espressione di una donna dall'aspetto cupo, provato da molti dolori e una perenne angoscia negli occhi. Nell'ultimo anno della sua vita, Sissi ormai separata dal marito trascorre tanto tempo in Germania e sul lago di Starnberg.

  Il 10 settembre 1898 Elisabetta è a Ginevra, in gran segreto, accompagnata solamente dalla sua dama di compagnia, la contessa Sztàray.  Dopo un giro per la città, alle tredici e trenta, mancano pochi minuti alla partenza del battello. Sissi imbocca il vialetto che conduce al molo.

Un giovane di cui si saprà dopo il nome Luigi Lucheni anarchico italiano che nutre un profondo odio verso i nobili e il potere, informato sull'indirizzo dell'imperatrice e sulle sue sembianze da Giuseppe della Clara,suo ex commilitone. Luchen nascosto dietro un ippocastano ha con sé una lima sottile e affilatissima. 

Appena le due dame si avvicinano il killer si precipita in avanti, con la mano destra alzata si lancia contro l’imperatrice colpendola all’altezza del petto. Sissi cade all’indietro, la contessa urla, Lucheni scappa convinto di aver fallito il suo attentato. 

La principessa sembra stare bene ma arrivata sul battello diventa improvvisamente pallida, perde i sensi. Qualcuno le slaccia l’abito nero per farle dei movimenti respiratori ed allora, sulla camicia lilla, si scopre una macchia color marrone: da un minuscolo foro, lasciato dal punteruolo di Lucheni è uscita una sola fatale goccia di sangue.

 Il battello fece retromarcia e Sissi fu riportata nella sua camera d'albergo; spirò un'ora dopo, senza aver mai ripreso conoscenza. Aveva 60 anni.

L'autopsia, effettuata dal dottor Mégevand, rivelerà che la lima aveva trafitto il ventricolo sinistro e che Elisabetta era morta d'emorragia interna (tamponamento cardiaco).

Al commissario Lucheni fu interrogato chiedendogli il motivo del suo gesto, sembra abbia risposto: <<Sono un anarchico, sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi>>.

Sissi fu sepolta nella Cripta Imperiale, accanto a quelle del marito e del figlio, a differenza delle sue volontà (voleva esser sepolta a Corfù)

martedì 20 aprile 2021

Papessa Giovanna: il Parto e la Lapidazione

 


La reale esistenza della Papessa Giovanna è un tema affascinante, contestualizzato ancora di più grazie ad alcuni racconti che la descrissero come l'unica donna della storia a capo della chiesa Cristiana: per due anni dall'853 all'855 sotto il nome di Giovanni VII. Tra l'altro vi suggerisco un film del 1972 la papessa Giovanna fatto veramente bene.

 Il primo a raccontare di questa incredibile storia fu il domenicano Jean de Mailly nel XIII secolo, in “Chronica universalis Mettensis''. A seguire troviamo il trattato scritto dall’inquisitore domenicano Étienne de Bourbon Tractatus de diversis materiis predicabilibus.

A quanto pare Giovanna non si asteneva dai piaceri della carne, e rimase incinta di uno dei suoi tanti amanti. Proprio nel corso di una processione di Pasqua, il Corteo Papale era nei pressi della basilica di San Clemente, i fedeli si strinsero attorno al cavallo che portava il Pontefice. Il cavallo del Papa, impaurito, reagì violentemente provocando a "Papa Giovanni" un travaglio prematuro.

Scoperta la gravidanza della donna, la papessa fu legata a un cavallo e trascinata per le strade di Roma. Poi lapidata a morte dalla folla inferocita, nei pressi di Ripa Grande. Giovanna fu sepolta tra San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano. A quanto pare negli anni successivi questa strada fu evitata volutamente dalle processioni papali.

Scavando ancora più affondo, ecco i racconti di Mailly e Bourbon, i quali ci raccontano nell'XI° secolo la chiesa ebbe una papessa senza nome, la quale poteva essere nata in Inghilterra o da genitori inglesi, ma cresciuta ed educata in Germania a Magonza. Allevata quindi come un ragazzo anche grazie ai suoi ingannevoli travestimenti in abiti maschili,, riuscendo a prendere i voti come monaco col nome di Johannes Anglicus per poi arrivare sino al soglio pontificio, succedendo a papa Leone IV, col nome di Giovanni VIII

Mailly ha evidenziato come il nome della papessa non fu mai riportato nelle liste dei pontefici, probabilmente per far passare tutto sotto traccia, ma menziona un’iscrizione nella quale è incisa sulla tomba di Giovanna: Petre Pater Patrum Papisse Proditum Parto, che significa: “Pietro, padre dei padri, proteggi il frutto del parto della papessa”.

sabato 10 aprile 2021

L'Influenza Spagnola in Sardegna

 


 Correva l'anno del Signore 1918, la Grande Guerra era al suo epilogo ma un'altra calamità iniziava ad abbattersi sul mondo intero, su l'Italia e la stessa Sardegna - la Peste Spagnola, comunemente chiamata l'Influenza Spagnola.

Inizialmente si pensò ad una banale influenza, invece, presto, si diffuse a macchia d'olio contagiando quasi un miliardo di persone, provocando più di 50 milioni di morti in tutti il globo. In Italia si contarono 600 mila vittime, come la Prima Guerra mondiale

Tra le Regioni più colpite come indice di popolazione e percentuale ci fu la Sardegna con 12 mila morti, in guerra i sardi falciati dalle bombe furono 13 mila.

 Nei resoconti dei medici, le autopsie evidenziavano che le persone morivano soffocati dai loro stessi fluidi, emanati dai “polmoni rossi e gonfi, congestionati di sangue emorragico e ricoperti di una patina rosa e acquosa .La medicina poteva ben poco: i medici davano ai pazienti la tintura d’oppio canforato (analgesico), per stimolare il sistema nervoso ed estratti dalla pianta Digitale per sostenere il cuore.

Molti anni più tardi si scoprì che il contagio avvenne da una variante del virus H1N1, contratta forse in Asia da persone venute in contatto con pollame vivo, e portata probabilmente in Europa dai Soldati Americani dopo l'aprile del 1917.

In Sardegna, il giornale L’Unione Sarda del 26 ottobre 1918, nella cronaca di Cagliari, scriveva “L’influenza epidemica nella Provincia''. Il medico provinciale dott. Frongia presentava al Consiglio la propria relazione sull’andamento dell’epidemia nella provincia e i provvedimenti adottati; egli dichiarava che: “l’infezione comparve a Cagliari quasi certamente per via mare.

  Negli ultimi 15 giorni: dal 5 ottobre, furono accertati 639 casi per influenza. A Cagliari nello stesso periodo di tempo morirono 30 persone, e di bronco-polmonite da attribuirsi ad influenza altre 41. I comuni più colpiti furono quelli di Lanusei, Tortolì, Arbus, Gonnesa, Tonara e Villamar”.

La sera o la mattina presto passava per le vie di paesi ormai spettrali una carretta che portava via i cadaveri accatastati uno sull’altro, sui quali si spargeva la creolina e venivano sepolti all’interno del cimitero in fosse comuni.

 Sul finire della Grande Guerra, il giovane prefetto Frutteri di Costigliole – rappresentante del governo per la provincia più estesa d’Italia che da Cagliari arrivava ad Oristano e Macomer e Bosa, fu lui a impartire rigide istruzioni perché anche dalla rete delle parrocchie venisse un contributo attivo al contenimento della epidemia di spagnola

 Una strage forse evitabile, come scrissero alcuni politici sardi dell'epoca, puntando il dito su una prevenzione inesistente, se non troppo tardi quando l'epidemia nell'autunno 1918 ormai iniziava a mietere sempre più vittime.

 Furono evitate le feste patronale e che le persone estranee alle famiglie potessero presiedere ai funerali e altre cerimonie. A 100 anni da un'altra epidemia come quella del Covid, le regole sembrano essere ancora le stesse. 

Assai più rigide erano le regole per gli stessi parroci: ai quali si chiedeva di evitare di sollevare polvere dalle panche, dagli altari e confessionali. Evitare di baciare le Sacre Reliquie dei santi” e la riduzione dei tempi delle liturgie le Sacre Reliquie dei santi” e la riduzione dei tempi delle liturgie.

Negli ultimi mesi del 1918, in Sardegna morirono circa diecimila persone, e ne morirono altre tremila nei due anni successivi. In Italia i casi mortali accertati furono 330 mila. Soltanto sul finire del 2020 e i primi mesi del 2021 l'incubo sembra essere al suo epilogo. Dopo la Grande Guerra i nostri avi dovettero combattere con un nemico forse ancor più terribile che quello delle trincee. Un nemico invisibile, che ciclicamente torna sempre con altri nomi a fare visita all'uomo.